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giovedì 3 aprile 2014

LA FORMULA DELLA FELICITA’ = OLIVIA WILDE + TANTE PASTICCHE




La formula della felicità
(USA 2014)
Titolo originale: Better Living Through Chemistry
Regia: Geoff Moore, David Posamentier
Sceneggiatura: Geoff Moore, David Posamentier
Cast: Sam Rockwell, Olivia Wilde, Michelle Monaghan, Ken Howard, Norbert Leo Butz, Ben Schwartz, Peter Jacobson, Ray Liotta, Jane Fonda
Genere: impasticcato
Se ti piace guarda anche: American Beauty, Desperate Housewives, Breaking Bad

Esiste un destino, oppure è tutta una questione di semplici coincidenze?
È quanto mi sono chiesto pochi giorni fa. Era una vita che non ascoltavo Fatboy Slim e all’improvviso m’è venuta voglia di ascoltare Fatboy Slim. Non so bene perché. Sarà che la sua “Right Here Right Now” viene continuamente sparata come colonna sonora dello spot di un’auto. Il potere della pubblicità non è che abbia centrato in pieno il suo obiettivo. Non ho infatti avuto l’impulso all’acquisto immediato di una Nissan Qashqai, anche perché io odio i SUV, quanto all’ascolto immediato di Fatboy. E così mi sono andato a ripescare tutta la sua discografia, a partire dal suo album di debutto “Better Living Through Chemistry”.
Lo stesso identico giorno è uscito, non nei cinema bensì sul sito più o meno legale CineBlog01, una pellicola intitolata La formula della felicità. Embè, direte voi, e che c’entra questo?
Ve lo dico subito: il titolo originale del film è “Better Living Through Chemistry”, proprio come il disco di Fatboy Slim. Ho preso questo come un segnale dall’alto, un segno divino, e allora, dopo aver ascoltato l’album, mi sono guardato la pellicola. Tutto è connesso. “Le coincidenze non esistono,” ho pensato.
Il disco d’esordio di Fatboy Slim non mi ha entusiasmato molto. A quasi vent’anni dalla sua uscita, suona oggi un pochino datato e inoltre il buon dj e producer inglese con i suoi lavori successivi ha fatto di meglio. “Non importa,” ho pensato. Procedo lo stesso con la visione del film Better Living Through Chemistry o, com’è stato ribattezzato in Italia, La formula della felicità.

"Volevate vedere le tette di Olivia Wilde? E invece vi beccate le mie!"
Con l’album di Fatboy Slim il film non ha molto a che fare, se non che anch’esso appare alquanto superato. Sembra infatti una commedia di quelle che andavano una quindicina d’anni, quelle su un uomo in crisi di mezza età alla American Beauty. O anche di quelle un po’ in stile Desperate Housewives, con tanto di voce narrante fuori campo, che qui appare davvero fuori luogo e si sarebbe potuta tranquillamente evitare.
“Non importa nemmeno questo,” ho pensato, proseguendo nella visione. Deve comunque esistere un motivo per cui sono arrivato a guardare questo film. La visione ce l’ha messa tutta per dimostrarmi il contrario. La formula della felicità non è una schifezzona, questo no, è solo piuttosto anonimo e sa di già visto. La vicenda del farmacista disperato interpretato da Sam Rockwell succube della moglie Michelle Monaghan (consorte invece di Woody Harrelson in True Detective) e incapace di avere un rapporto con il disturbato figlio 12enne, uno che getta merda negli armadietti dei compagni di scuola, per quanto poco originale si lascia comunque seguire con grande facilità. A rendere il tutto più interessante è la prevedibile “svolta” esistenziale che, come in American Beauty, avviene grazie a una bionda. Non Mena Suvari coperta di petali di rose rosse, bensì Olivia Wilde in versione tossica dipendente da qualunque tipo di farmaco. Tra farmacista e drogata di farmaci non può che scattare la scintilla, nonostante entrambi siano (in)felicemente sposati, e a rendere la loro relazione ancora più eccitante ci pensano proprio i medicinali. Anche il farmacista (ex) disperato comincia così a consumare pasticche in ingenti quantità, si mette persino a farsele da solo improvvisandosi chimico un po’ in stile Breaking Bad, fino a che…

"Tossica a me?
Cannibal, ma come ti vengono in mente certe cose?"
Adesso non è che vi sto a raccontare tutto il film, anche perché ve lo dovete vedere pure voi, per scoprire se c’è una ragione profonda che vi ha portati a guardarlo. A parte il fatto che vi ho detto io di farlo. Alla fine personalmente un motivo io l’ho trovato. Mentre guardavo La formula della felicità avevo un terribile dolore perché un dannato dente del giudizio mi stava uscendo fuori. La soluzione al problema?
Impasticcarmi, proprio come fanno i protagonisti del film. Una soluzione cui potevo arrivare benissimo anche aprendo l’armadietto dei medicinali, ma mi piace credere che tutto accada per una ragione.
Fatboy Slim…
Better Living Through Chemistry…
La formula della felicità…
Una serie di eventi legati tra loro accaduti per portarmi via il dolore ai denti. O forse è stata solo una serie di semplici coincidenze?
(voto 5,5/10)

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