Cast: Taissa Farmiga, Malin Akerman, Nina Dobrev, Alexander Ludwig, Alia Shawkat, Thomas Middleditch, Adam DeVine, Chloe Bridges, Angela Trimbur, Tory N. Thompson
Genere: nonsolohorror
Se ti piace guarda anche: Pleasantville, Ritorno al futuro, Scream, Quella casa nel bosco, Jumanji
Avete mai sognato di entrare dentro a un film?
Io sì. Ad esempio Spring Breakers, ma di questo credo di averne già parlato...
Non mi è però mai capitato di desiderare di entrare dentro a un film horror. Ho troppa paura di cose tipo i serial killer, i mostri o... la morte.
(serie tv, stagione 1, episodi 1-2) Rete americana: The CW Rete italiana: non ancora arrivata
Sviluppata da: Amy B. Harris
Tratta dal romanzo: The Carrie Diaries di Candace Bushnell
Cast: AnnaSophia Robb, Austin Butler, Ellen Wong, Katie Findlay, Brendan Dooling, Chloe Bridges, Matt Letscher, Stefania Owen, Freema Agyeman
Genere: tanto Ottanta
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La volete sapere una cosa?
A me The Carrie Diaries piace!
Non pigliatemi subito per il culo da qui all'eternità. Aspettate a farlo. Prima date un’occhiata alla serie e poi, quando pure voi ne sarete dipendenti, anche se non lo ammetterete mai, tornate qui con la coda tra le gambe. The Carrie Diaries è una serie che funziona. Presto potrebbe degenerare come molte altre serie The CW, il canale più giovane della programmazione americana che lo trasmette, ma per il momento funziona.
Prima premessa fondamentale: io non sono un fan di Sex and the City. Non ho mai sopportato Sarah Jessica Parker. Mi viene un senso di repulsione al solo vederla. Avendo guardato giusto una manciata di puntate della serie, non voglio nemmeno stare a criticarla più di tanto. Se ci sono persone, soprattutto donne ma non solo, che hanno seguito tutte e 6 le stagioni, tutti e 94 gli episodi, più i due film cinematografici realizzati, e magari li hanno visti anche più e più volte fino a saperli a memoria, al punto da prendere le 4 protagoniste come modelli esistenziali, chi sono io per criticare tutto ciò?
Qualcuno potrà dire che è una serie troppo per femmine, tu sei un maschio e non puoi capire gnu gnu gnu gnugnu. Vero, probabilmente, però ciò non mi impedisce ad esempio di reputare grande una serie come Girls, davvero interessante, ben scritta e ben girata. Non metto nemmeno in dubbio che S&TC abbia avuto una notevole influenza su diverse serie venute dopo, prime fra tutte le Desperate Housewives, però a me non ha proprio mai detto niente.
"Hey Carrie, vedo che il pessimo gusto nel vestire ce l'hai sempre avuto!"
Tutta questa premessa perché?
Per chi non lo sapesse, The Carrie Diaries nasce come spinoff, o meglio come specie di prequel (ma i produttori della serie ci tengono a precisare che non lo è) di Sex and the City. La protagonista è infatti Carrie Bradshaw, proprio quella Carrie Bradshaw, quella intepretata dalla da me odiata Sarah Jessica Parker, però quando era una ragazzina negli anni ’80, e la serie è tratta dall’omonimo romanzo di Candace Bushnell. Già un altro romanzo della W. Bush(nell) oltre a Sex and the City era stato trasformato in una serie, il non altrettanto grande successo Lipstick Jungle, durato appena un paio di stagioni. Vedremo se le cose andranno meglio a questo The Carrie Diaries.
La percezione che possono avere i fan di Sex and the City di questa nuova serie ovviamente sarà radicalmente diversa dalla mia. I punti di lontananza da quella celebre serie saranno visti da loro come un difetto, per me come un pregio. A dirla tutta, lo stile di The Carrie Diaries è più da commedia 80s di John Hughes che da Sarah Jessica Parker and the City. Il che per me è un bene. Da Sex riprende giusto la voce fuori campo della protagonista e (forse) poco altro.
La vicenda raccontata da questa simpatica nuova serie è molto teen e molto semplice e ricalca parecchio quella di un’altra piacevole bimbominkiata recente, Jane by Design, purtroppo cancellata dopo appena una stagione. Anche qui la protagonista si trova divisa tra due mondi: quello più infantile e sempliciotto del liceo della quieta cittadina in cui vive e quello più adulto e sofisticato della Grande Mela, dove paparino le ha trovato uno stage, a ‘sta raccomandata.
A regalare un tono di drammaticità al tutto c’è il fatto che Carrie è orfana di madre e vive quindi insieme solo a quel rompiballe di suo papà e alla sua sorellina minore (Stefania Owen, già comparsa in Amabili resti), che è una dark con maglietta e poster dei Joy Division quindi è immediatamente diventata la mia idola della serie.
Tra gli altri personaggi si segnalano poi la fichetta orientaleggiante Ellen Wong, la versione odierna del bel tenebroso, ovvero il simil-Justin Bieber Austin Butler (già visto nell’ottima serie Life Unexpected), la rivale di Carrie interpretata da Chloe Bridges (mi sta simpatica già solo per essere l’acerrima nemica di Carrie). C’è anche la coppietta formata da Brendan Dooling e Katie Findlay, l’indimenticata Rosie Larsen di The Killing. Una coppietta che non funziona tanto visto che lui non vuole fare sesso con lei. E lì pensi subito: “Ma questo qua è gay,” e infatti poco dopo scopri che questo qua è… gay. Che sorpresa!
Niente di nuovo sotto il sole quindi a livello di personaggi, di situazioni o di altro, tutto è giocato sui soliti risvolti sentimentali e sulla voglia di emergere della giovane Carrie nella scintillante NYC. Il punto di forza della serie è allora un altro: è una serie tanto Ottanta.
Sui blog più fashion ho già sentito disquisire su come la moda, i trucchi e le pettinature degli anni ’80 siano stati rivisti con occhio moderno e quindi non molto fedele all’epoca. Questo non lo so. Ciò che più interessa a me è che la colonna sonora è qualcosa di fa-vo-cazzo-lo-so. Nei soli primi due episodi hanno sparato dentro Talking Heads + Violent Femmes + Go-Go’s + Duran Duran + Billy Idol + Madness + New Order + Kim Carnes + Cyndi Lauper + qualunque altro altro artista o gruppo fico vi possa venire in mente degli anni ‘80. Roba da andar fuori di testa. Roba da continuare a seguire ‘sta serie solo per la colonna sonora. Per fortuna la serie, oltre a questo non trascurabile pregio, si lascia comunque guardare che è un piacere, come un guilty pleasure trash, ma nemmeno troppo trash rispetto ad altre serie che il network The CW ci ha regalato e ci regala tutt’ora.
Sarah Jessica Parker (a sinistra) insieme ad AnnaSophia Robb.
Il pregio maggiore della serie comunque non l’ho ancora detto. Nella parte della giovane Carrie Bradshaw c’è un’attrice che con Sarah Jessica Parker per fortuna non ha nulla a che fare (perdonatemi fans di Sex and the City, ma devo ribadire il mio odio nei suoi confronti!), se non per la bionda chioma riccia. Si tratta di AnnaSophia Robb, già vista ne La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, nei panni della surfista Bethany Hamilton in Soul Surfer e soprattutto in Un ponte per Terabithia, uno dei film più commoventi nella storia del cinema moderno. Una ragazzetta carina e anche un’ottima attrice. Altroché Sarah Jessica Parker.
Se credete di trovarvi di fronte soltanto a una serie teen, in realtà The Carrie Diaries ci sbatte di fronte alla domanda telefilmica più misteriosa dai tempi del tormentone “Chi ha ucciso Laura Palmer?” di Twin Peaks.
La domanda è: cosa è capitato di male nella vita a Carrie Bradshaw, e soprattutto al suo naso, per trasformarsi da così…
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