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lunedì 5 marzo 2012

Smash and pumpin

Smash
(serie tv, stagione 1, episodi 1-4)
Rete americana: NBC
Rete italiana: Mya
Creata da: Theresa Rebeck
Cast: Katharine McPhee, Debra Messing, Christian Borle, Jack Davenport, Megan Hilty, Raza Jeffrey, Bryan d’Arcy James, Jaime Cepero, Anjelica Huston, Philip Spaeth, Wesley Taylor, Dylan Baker, Joe Jonas
Genere: Broadway
Se ti piace guarda anche: Chicago, Glee, Saranno famosi, Nine

Oggi parliamo di musicaaaal. E quindi il post sarà tutto caaaantaaaaaato cooooooooosì.
Proprio cooooooooooooosìììììììììììììììììì.
Oooooooooh yeeeeeeeeeeeeeah!

Ok no.
Basta.
La smetto visto che comincio a non sopportarmi io per primo.

Tanto pe' cantaaaa
perche' me sento un friccico ner core
tanto pe' sognaaaaa...
Sul serio: BASTA!

C’è una cosa molto positiva in Smash, il telefilm copia di Glee ispirato al successo di Glee che però non vorrebbe essere considerato il nuovo Glee. Perché possiamo girarci intorno fino a che vogliamo, tirare in ballo tutte le differenze tra le due serie che si vuole, ma se Glee non avesse avuto il successo che ha avuto, una serie come Smash non sarebbe mai andata in onda.
Dicevo che c’è una cosa molto positiva in Smash: guardando le prime puntate m’è venuta una gran voglia di vedere… altre puntate di Smash? No, veramente no. M’è venuta invece voglia di recuperare qualche vecchio film con Marilyn Monroe. Considerando che tra i nomi dei produttori della serie compare un certo Steven “tutto ciò che tocco ormai si trasforma in merda” Spielberg, è già qualcosa.
Dopo i pessimi Terra Nova e Falling Skies e il modestissimo The River, questa sembra infatti l’unica produzione decente o quasi recente dell’ex paparino di E.T. telefono casa. Uno che solo per l’atroce War Horse farebbe meglio a cambiare pianeta che se lo incontro per strada lo faccio correre io forte come un cavallo…
"Dopo Will & Grace, finalmente m'han dato un amico etero... ehm, scherzavo!"

In Smash per fortuna il tocco di Spielberg si sente poco, diciamo che si sente soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi che, come è consuetudine nelle sue produzioni, se non seguono gli stereotipi lui non è contento. E qui dentro è tutto uno sguazzare dentro gli stereotipi: c’è lo sceneggiatore teatrale gay, la sceneggiatrice teatrale amica dei gay interpretata da Debra Messing che guarda caso l’unico ruolo di rilievo mai interpretato nella sua vita era quella dell’amica dei gay in Will & Grace, c’è il regista piacione che ci prova con l’attrice che vuole la parte, c’è l’attrice zoccola che ci sta perché vuole la parte, c’è l’attrice che non viene presa perché non è zoccola abbastanza e non la smolla al regista per avere la parte.
Azz, che fantasia. Ci siamo sprecati, eh? D’altra parte quando leggi il nome di Steven Spielberg tra i producer sai già che l’originalità è proprio una caratteristica che non devi cercare.

Joe Jonas?! Per il futuro dobbiamo aspettarci pure Justin Bieber?
Peccato che anche il livello delle canzoni e della musica non è proprio tra i più esaltanti. Se già in Glee tra classici di trash rock anni ’80 e pop songs di Justin Bieber c’è sempre meno di che gioire, Smash farà contenti i fan dei musical di Broadway e pochi altri. E quanto nel quarto episodio vedi comparire Joe Jonas dei Jonas Brothers cantare un pezzo di Michael Bublé, capisci che qua la musica non fa per te. O, almeno: non fa per me.

La storia parte da un presupposto assurdo. A due celebrati autori teatrali viene in mente (o meglio rubano l’idea al solito stagista sfigato di turno) di realizzare un musical sulla figura di Marilyn Monroe. La cosa assurda non è questa. La cosa assurda è che nessuno vuole finanziare questo musical e tutti dicono che è un fallimento annunciato e che nessuno andrebbe mai a vedere un musical su Marilyn.
Questo non ha senso.
Proporre un musical con dei Cats che cantano, quella sarebbe un’idea folle e visionaria. Ma un musical su Marilyn, l’icona più celebre del cinema di tutti i tempi, non mi sembra un’idea così stramba. Persino io che non ne capisco una cippa di musical, avessi dei soldi da investire li investirei su un progetto del genere, perché mi sembra un successone assicurato.
Smash racconta delle varie fasi di lavorazione che stanno dietro a un musical sulla Monroe, dalla scelta del cast alla composizione delle varie canzoni, fino alle prove. Se l’idea di seguire i dietro le quinte di una grande produzione di Broadway vi fa esclamare: “Oh mio Dio! Mio Dio! Mio Diooooo” in maniera isterica, allora questa è la serie che fa per voi. Se al contrario vi fa domandare: “Sì, ma la partita del Milan a che ora inizia?” beh, questa di certo non è la serie che fa per voi.

Un elemento positivo di Smash, e che potrebbe riservare ulteriori maggiori soddisfazioni nel corso delle prossime puntate, è la protagonista Katharine McPhee. Lei è la solita attrice barra cantante barra modella barra figa uscita da un talent-show, per la precisione da American Idol, mica Amici della Maria, dove però non aveva vinto ma si era classificata seconda, dietro a Taylor Hicks, un tizio che sembra l’incrocio perfetto tra George Clooney e Jay Leno…


Dopo il secondo posto dietro a questo George Leno o, se preferite, Jay Clooney, Katharine McPhee ha pubblicato una manciata di canzoncine carine di mainstream pop tipo questa…


Fatto sta che la spilungona mora all'interno del musical all'interno della serie vorrebbe interpretare… Marilyn Monroe?!?! E presentandosi all'audizione è tra l'altro l'unica non vestita da Marilyn e canta una canzone che non c'entra una mazza come "Beautiful" di Christina Aguilera...


"In questa serieeeee non cantiaaaamoooo tutto il tempooooo nooooooo"
Katharine McPhee è carina e tutto, però con Marilyn che c’azzecca? Lo scopriremo nel corso degli episodi, in cui dovrà vedersela con Megan Hilty, in pratica la reincarnazione della Monroe, una biondazza che ha vissuto tutta la sua intera vita in attesa soltanto di interpretare la Marilyn più famosa dopo Manson.
È da questo conflitto tra prime donne che possono nascere le situazioni più intriganti di una serie piacevole e carina, ma che sa già troppo di già troppo già visto. Tra delle prove di danza in stile Saranno Famosi e Paso adelante (aaargh!) e momenti musicali ben coreografati e interpretati ma noiosetti, il modello di riferimento, la pietra di paragone inevitabile alla fine ovviamente è… Glee.

Qualcuno ha definito Smash una versione adulta di Glee e in effetti, se immaginate una sorta di spinoff con Rachel Berry in cerca di avventura per i palchi di Broadway, non ci sarete andati molto lontani.
"No, non ho bisogno di farmi il regista per avere la parte. Però, per sicurezza..."
Le differenze rispetto a Glee sono comunque ben presenti. E con Glee mi riferisco a quello spumeggiante della prima stagione, non a quello spento e triste delle ultime puntate, che mi hanno portato a smettere di vederlo perché nun lo reggevo più.
Per prima cosa i personaggi: dalla perfidia esilarante di Sue Sylvester alla genialità in pillole di Brittany, di personaggi singolari e fenomenali in Glee ce ne sono, o meglio ce n’erano parecchi. Mentre in Smash abbiamo giusto il regista inglese che con il suo british humour e la sua cattiveria ogni tanto riesce a far ghignare, sebbene per il momento non lasci nemmeno lui del tutto il segno. Così come una sprecata Anjelica Huston. Lo stile (almeno inizialmente) dalla parte dei loooser e dei disaddattati vari presenti nella serie di Ryan Murphy lascia spazio qui giusto a una tipa vagamente outsider che si ritrova alla sua prima esperienza in un grosso musical. E i numeri musicali, che nel Glee degli inizi riuscivano a essere simpatici e accattivanti, in Smash per lo più sono semplici esercizi di stile, Broadway style, oppure sogni ad occhi aperti della protagonista.
La pecca principale comunque è la più totale mancanza di originalità: Smash sembra essere la solita storia del credere nei propri sogni, del tenere duro finchè non si diventa delle stelle. Un messaggio positivo, che appoggio in pieno, per carità del cielo e delle stelle stesse. Però quante volte l’abbiamo già vista, tanto per non andare troppo in là nel tempo, con praticamente tutti i personaggi di Glee o con qualunque protagonista di qualunque film più o meno musicale da Flashdance alle Ragazze del Coyote Ugly, da Save the Last Dance fino ad Honey?
Questo Smash cosa mi presenta di nuovo? Era davvero necessario?
Nonostante tutte le mie critiche (costruttive? distruttive?) va detto che Smash è un prodotto ben fatto, che nel suo genere funziona, che merita fiducia e che penso continuerò a seguire, almeno per un pochino. Se non altro perché è in arrivo come guest-star una certa Dea Uma Thurman…
(voto 6/10)

lunedì 6 ottobre 2008

Moccia Vileda

BPM. Beats per minute. Ma che sto a dì? Io l’inglese non lo capisco mica. Aò, l’unica lingua che parlo è il romanesco. Tieni il ritmo, la puntina scorre sulla traccia! Tecktonic: 200 BPM. Happy Hardcore: 240 BPM. Gabber: 300 BPM. Quello che preferisco però sta tra gli zero e i 20 battiti al minuto, quello che devi sempre fermarti ad ascoltare, quello che più si avvicina al battito della morte: il BPM degli Zero Assoluto. Ascoltalo, fratello!
“Hey, io non sono tuo fratello. Anzi, ma chi t’ha mai visto, stronzone?”
Ah aah aah, ma certo che mi conosci. FM 107,3. Radio Caos, il BPM della morte. Ridi, fratello!
“A parte che la devi smettere di chiamarmi fratello, ma come diavolo faccio a ridere con ‘sta musica da funerale, me lo vuoi spiegare?”
Eh eh hey, ma passiamo alla dolce Babi, che si sta passando 100 colpi di spazzola sulla sua vagina pelosa prima di andare a dormire. Sta ascoltando la mitica Radio Caos, e chissà perché si sente 3 metri sotto terra. Per tirarsi su pensa: “Ho voglia di tè… Ma anche un estatè potrebbe farmi felice.”
Il sogno più grande della dolce Babi è quello di fare la velina di Striscia, ma per il momento si accontenta di farsi una striscia in bagno. E che cosa non darebbe per un’esterna a Uomini e Donne? Non le dispiacerebbe nemmeno finire in tv per aver squartato viva quella stronza della sua compagna di stanza.
Al balcone come una novella Giulietta, Babi geme per amore: “Oh, Step. Ho voglia di tè. Me lo vuoi portare invece di fare le penne con quel cazzo di motorino? Chi ti credi di essere, Valentino Rossi? A proposito… vai a pagare le tasse, và.”
“Tu hai voglia di tè, io ho voglia di tette. Ma piatta come sei mi sa che non mi puoi accontentare…”
Infuriata da quelle parole, Babi decide di rompere con Step: “Scusa ma ti chiamo orrore: quel lucchetto proprio non se po’ guardà. Impiccatici!” gli ha urlato lanciandoglielo dal balcone. “E poi quei graffiti smielati: TVTTTB? 3MSC? Cos’è che vogliono dire di preciso proprio non l’ho mai capito… Ho bisogno di un uomo maturo, io, non di un ragazzino che si esprime a sigle.”
Poche ore dopo però già le manca, mentre scopa stancamente con il suo nuovo boyfriend, un cinquantenne scrittore arrapato di nome Moccia Vileda che prima dell’appuntamento si è dovuto ingozzare di viagra per poter reggere i ritmi della dolce (& gabbana) Babi. Dolce poi, fino a un certo punto, visto che per pagarsi gli studi fa la mistress con tanto di frusta e manette. L’università dopo tutto costa parecchio, non per la retta e i libri, che pensate? ma perché se si presenta alla Sapienza senza le Jimmy Choo ai piedi che figura da morta de fame ci fa?
Tolto il suo corpo flaccido da dentro la dolce Babi, Moccia Vileda le domanda: “Scusa ma non ti ho mai chiesto quanti anni hai…”
“Ne ho 19,” fa lei facendo la donna vissuta.
“19? Ma sei già 3 m sotto terra. Mò te lascio, che c’ho da scrivere il mio prossimo libro Amore 0-14 e tu non rientri nel target commerciale.”
Babi disperata se ne va via in lacrime, e intanto le tornano in mente tutti i momenti passati con il suo vero piccolo grande amore, Step: il Ciao spaccato con cui faceva le penne; il giubbotto in pelle da James Dean de’ noantri; i lucchetti, che non sono poi così male, a lei che è una mistress potevano persino tornare utili adesso che ci pensava bene. E le scritte, quei dannati graffiti che mai è riuscita a comprendere. Adesso tutti i pezzi del puzzle stanno tornando al loro posto. Ha un flash come lo sbirro nel finale de I soliti sospetti e vede tutto chiaramente.
Io e te, 3MSC: Io e te, 3 mocciosi, stivali e catene.
Dunque Step non voleva lanciarle qualche misterioso messaggio smielato, ma le voleva proporre un’orgia sadomaso! Ora sì che riconosceva il duro di cui si era innamorata. “3 mocciosi… ma chi potrebbero essere?” si domanda. “I Jonas Brothers??” Poi ci riflette su. “Naah, quei 3 hanno l’anellino della purezza al dito.”
Si asciuga le lacrime dagli occhi e piena di ritrovata speranza corre verso la casa di Step. Da lontano lo vede insieme a un amico e il suo cuore batte a 300 BPM come un pezzo gabber. Step poi si ferma sotto al portone di casa e abbraccia l’amico. Babi riesce a vederlo in faccia e lo riconosce: “Ommioddio… ma è Marco dei Cesaroni!”
Step accarezza i capelli dell’amico, gli sussurra all’orecchio: “Scusa ma ti chiamo Branciamore,” e poi lo bacia.
Babi corre verso di loro, interrompendo il magico momento gay.
“Hey Step,” gli fa ancora con il fiatone. “L’ho capita la scritta, ora. 3MSC=3mocciosi, stivali e catene. Lui è uno dei 3 mocciosi, vero? Gli altri 2 chi sono, i suoi fratelli nei Cesaroni?”
“3 mocciosi? Ma che stai a dì? Lui è il mio nuovo amore, anzi il mio nuovo Branciamore uahuahuah,” se la ride di gusto per la battutona. “E poi Babbazza, quante volte te lo devo dire che io non so scrivere?”
“Ma allora…” sospira lei come in una soap-opera “…che significa 3MSC?”
“Oh, quella… Mica l’ho fatta io. Non lo sai?” le chiede. “È solo la pubblicità promozionale dell’ultimo libro dello scrittorucolo per cui mi hai lasciato, quel Moccia Vileda. Però c'hai quasi preso. Sta a significà: 3 mocciose, stivali e catene. È la storia autobiografica di uno scrittore romano non più giovanissimo che viene arrestato dopo essere stato beccato a fare un’orgia con 3 ragazzine minorenni.”
Notti prima degli esami. Sono sempre le migliori. Anche se il suo cuore si è spezzato diverse volte, Babi non scorderà mai questa nottata. Almeno fino al prossimo esame, che poi considerata la professione che fa è ogni 3 mesi per controllare di non avere aids o clamidia. Dopo di che passa 3 mesi sopra a un cero, pregando di non essere infetta.
Babi attraversa da sola le vie di Roma, rischiando più volte di essere stuprata (Alemanno, where are you?) fino a che si imbatte nella statua in bronzo di Giulio Cesare. Si ferma a guardarla. È imponente. Le sembra che i suoi occhi dall’alto siano posati su di lei. Sul suo corpo. Forse sul suo sedere. Poi le sembra di sentire la voce possente di Cesare parlare:
“Ah, Roma mia, come sei finita male. Un tempo città piena di gloria, cultura, arte e gladiatori. Oggi teatro delle noiose scaramucce scamarciane di un branco di mocciosi mocciani, puponi e cesaroni. In pasto ai leoni, li darei tutti. Però, guarda guarda che bel culetto che ha questa! Apparet id quidem… etiam caeco. È evidente perfino a un cieco. Non fossi una stupida statua in bronzo le darei volentieri 3CSC: 3 colpi sotto il cielo.”
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