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lunedì 19 giugno 2017

T2: Trainspotting, il nuovo manifesto (de)generazionale





T2: Trainspotting
Regia: Danny Boyle
Cast: Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Anjela Nedyalkova, Kelly Macdonald, Shirley Henderson, Irvine Welsh


Choose death. Scegli la morte. Scegli Trainspotting. Scegli Pensieri Cannibali. Scegli di avere un lavoro precario. Scegli l'incertezza perenne. Scegli di non avere un televisore ultrapiatto in full HD con il 3D incorporato, tanto tutti i programmi che passano in tv sono merda allo stato puro e, se ti vuoi guardare qualcosa di decente, devi scegliere lo streaming o il computer. Scegli Netflix. Scegli la pirateria. Scegli la pornografia. Scegli di non avere una famiglia. Scegli di essere solo, ché tanto ti senti solo anche quando sei in mezzo agli altri. Alone with Everybody, come diceva il titolo del primo disco solista di Richard Ashcroft. Scegli di non essere contro il sistema, ma proprio fuori dal sistema. Scegli di non scegliere nessuno alle urne, non tanto perché tutti i politici sono uguali e fanno schifo, ma perché tutte le persone in generale sono uguali e fanno schifo. Nessuno la pensa come te. Nessuno vuole le tue stesse cose. Nessuno farà mai niente per migliorare la tua vita e non la sua.

martedì 22 luglio 2014

NOTTE HORROR – L’INSAZIABILE E LE ORIGINI DEL CANNIBALE




"Mamma li cannibali!"
I cannibali a me non sono mai piaciuti particolarmente.
Come? Uno che si chiama Cannibal Kid e che ha un blog che si intitola Pensieri Cannibali non ama i suoi simili? Cos’è, scemo?
Sì. Sono scemo e sono una contraddizione vivente. Per spiegare meglio la mia posizione nei confronti dei cannibali, quest’oggi vi racconterò quindi com’è nato il mio nome d’arte. Nome d’arte… diciamo nickname che impegna meno e soprattutto fa meno megalomane.
Giusto per sfatare qualche falso mito che circola in rete (oddio, forse), la mia scelta di farmi chiamare Cannibal Kid non è tanto un omaggio agli scrittori Cannibali popolari negli anni ’90, quelli come Enrico Brizzi e Aldo Nove, che pure mi sono sempre piaciuti parecchio. Né tanto meno è una celebrazione di Hannibal the Cannibal Lecter, personaggio che ho adorato unicamente nella versione di Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti e mai più in alcuna altra incarnazione, nemmeno quella dello stesso Hopkins nel pessimo Hannibal di Ridley Scott. E non è neppure perché mi piace la carne umana, come qualcuno magari potrebbe pensare.
Il nome Cannibal Kid l’ho rubato preso in prestito da una sconosciuta canzone, “Cannibal Kids”, dei Terris, una sfortunata rock band gallese che ha pubblicato appena un album nel 2001. Non è neanche un gruppo o un pezzo che amassi in maniera particolare, però quel titolo mi era rimasto scolpito in testa. Sarà per quel suo contrasto tra violenza e innocenza.



Perché avevo bisogno di un nickname?
Era il 2001 e mi ero messo a fare musica elettronica. Producevo soprattutto pezzi electro e basi hip-hop che vi potete andare a sentire sulla mia pagina MySpace perché, ebbene sì, in quella lontana epoca MySpace andava alla grande. Fu così che diventai Cannibal Kid, un nickname che poi mi sarei tenuto anche in seguito nella mia attività come blogger e che avrebbe ispirato il titolo del mio sito, il qui presente Pensieri Cannibali.
Questo è quanto. Questa è la storia del mio nome. Qualcuno poteva immaginare io fossi un vero cannibale o, per lo meno, fossi patito di cannibalismo e di pellicole sull’argomento, in realtà no. A parte i film con Hannibal Lecter, non credo di averne mai visti. Non ho mai nemmeno guardato il leggendario Cannibal Holocaust.
Per provare a colmare un po’ questa mia paradossale lacuna cannibalesca ci pensa allora il film di cui vi parlo questa notte, L’insaziabile.

L’insaziabile
(UK, Repubblica Ceca, USA 1999)
Titolo originale: Ravenous
Regia: Antonia Bird
Sceneggiatura: Ted Griffin
Cast: Guy Pearce, Robert Carlyle, Jeremy Davies, Jeffrey Jones, Jeffrey Spencer, David Arquette, Stephen Spinella, Neal McDonough
Genere: cannibale
Se ti piace guarda anche: Tremors, The Woman

L’occasione per recuperare finalmente le mie radici cannibali mi è stato regalata da Notte horror, uno speciale evento organizzato da noi blogger cinematografici per rispolverare la mitica trasmissione notturna di Italia 1 di una volta. Quella in cui venivano trasmesse le pellicole più horror e strane in circolazione. Tra i vari film passati nel corso degli anni a Notte horror c’è stato anche questo L’insaziabile, un film più strano che horror. Se cercate una visione in grado di farvi venire una strizza completa, non è questa. È più una visione inquietante che terrorizzante, perché il tema del cannibalismo è davvero inquietante, persino per un Cannibal Kid come me.

L’insaziabile ha il merito di sviscerare l’argomento sotto vari punti di vista. Quello umano, attraverso il protagonista Guy Pearce, un capitano impegnato nella guerra tra USA e Messico di metà Ottocento, che si trova a dover assaggiare della carne umana. Per necessità fisica, non per gusto personale come fatto ai Mondiali da Suárez con il gustoso piatto italiano Chiellini. Guy Pearce si trova inoltre ad avere a che fare con degli altri cannibali. Diventeranno tutti quanti amici e si metteranno a cantare in coro questa fantastica canzone 80s del Gruppo Italiano, “Noi siamo cannibali”?



"Che delusione, quel Cannibale.
E io che mi aspettavo mangiasse per davvero le persone...
o almeno i bambini come i comunisti."
Il tema del cannibalismo è qui affrontato anche nelle sue implicazioni politiche e metaforiche. Uomo mangia uomo. Solo chi ha la forza di sbranare gli altri vince, nella guerra come nella vita. Solo i cannibali sopravvivono. Oppure no?
La forza del film sta nel mantenere un tocco ironico, presente fin dall’inizio e in grado di alleggerire una tematica che altrimenti sarebbe potuta risultare indigesta agli stomaci poco cannibali. L’insaziabile non si può ritenere però una pellicola del tutto riuscita. Mette persino troppa carne (umana) sul fuoco e il suo mix tra argomento pesante e toni simpatici risulta più che altro straniante. Il coinvolgimento emotivo non è poi molto forte, sarà che Guy Pearce a me proprio non convince. Non riesco a provare empatia per un suo personaggio, per quanto cannibale possa essere. A tratti inoltre i ritmi latitano e la tensione scende, per ripigliarsi in un finale molto teso e bello cattivello.
Una nota di merito particolare va alla colonna sonora, che è il motivo principale che mi ha spinto a recuperare questo film, ancor più della sua tematica cannibalesca. La soundtrack è stata composta da Michael Nyman con Damon Albarn, il leader dei Blur e dei Gorillaz che di recente ha anche tirato fuori un gran disco solista. Pure come autore per il cinema, il Damon non delude di certo. Le musiche qui presenti si discostano dalle solite soundtrack cinematografiche piene di orchestrazioni enfatiche e sono davvero strambe e originali. Proprio come questo film. Insaziabile, folle, grottesco, feroce, non del tutto convincente, ma comunque una visione curiosa. Una visione cannibale.
(voto 6,5/10)


Questa puntata finisce qui, ma Notte Horror prosegue su altri blog. Scoprite quali dando un'occhiata al programma completo dell'evento più spaventoso dell'estate qui sotto, e recuperando le bellissime puntate precedenti trasmesse dai seguenti blog:

Il giorno degli zombie
Non c'è paragone
Solaris
Montecristo
In Central Perk
Il Bollalamancco di Cinema

mercoledì 10 luglio 2013

PORNO SUBITO




Irvine Welsh “Porno”
(libro, 2002)
Casa editrice: Guanda
Pagine: 540

Sono un ritardato.
Con i libri, sono un ritardato.
Se per quanto riguarda cinema, musica e serie tv cerco sempre di stare dietro alle ultime novità, persino in maniera maniacale, in campo letterario non riesco a essere altrettanto attento. E così ho recuperato soltanto adesso il sequel di uno dei miei cult letterari adolescenziali, Trainspotting. Porno riprende a una decina d’anni di distanza le avventure dei tossici che avevamo lasciato “scegliere la vita” e io ho deciso finalmente di aggiornarmi sui loro “nuovi” sviluppi, nonostante il libro fosse uscito già nel lontano 2002.
No, non c’ho messo 11 anni per leggerlo tutto. Non sono così ritardato. L’ho recuperato soltanto nelle ultime settimane e ho infine deciso di sapere che cosa succede a questi disperati scozzesi. E cosa succede?

Succede che l’eroina è stata sostituita da altre dipendenze, soprattutto quella per la cocaina. Pensavate che i nostri (anti)eroi si fossero ripuliti? Andiamo, siete davvero così ingenui? I trainspotters continuano a bere e a farsi alla grande, anche a 30 anni suonati, solo non vanno più di pere. Come cantavano quegli altri drugà dei Dandy Warhols in “Not If You Were the Last Junkie on Earth”, ormai “Heroin is so passe”.
Come si può intuire dal titolo di questo nuovo lavoro di Irvine Welsh, il filo conduttore è però un altro. Non la droga, il porno. E Sick Boy, un po' a sorpresa, è diventato il vero protagonista principale di questo libro, comunque pur sempre corale.


Tornato a Edimburgo dopo la sua non troppo fortunata parentesi londinese, Simon "Sick Boy" Williamson gestisce un bar e si ritrova pure a fare il regista. Il regista non come Malick, Tarantino e manco come Michael Bay, ma il regista di una pellicola per adulti amatoriale, però con ambizioni professionali. Poco a poco, oltre a lui entreranno in gioco in qualche modo anche tutti gli altri protagonisti di Trainspotting.

Il più fattone di tutti, Spud?


Presente.
Credete si sia ripulito? Andiamo, continuate a essere così ingenui?

Il pazzo criminale Begbie, o meglio Franco Frank Francois Begbie?


Presente pure lui. Ancora più pazzo, violento e pericoloso di un tempo. Appena uscito di galera e assetato di vendetta.
Nei confronti di chi cercherà la vendetta Begbie, così come pure Sick Boy?
Verso di lui, naturalmente: Mark Renton. Quello che li ha fottuti alla fine di Trainspotting, ricordate?


Rents è finito in quel di Amsterdam, fa il proprietario di un disco locale fighetto e sembra ormai lontano miglia, se non anni luce, dalla vita dei suoi ex amichetti tossici. Fino a che Edimburgo non lo richiamerà a sé e a un inevitabile confronto/scontro con Sick Boy e Begbie…

Porno è un libro divertente, ma anche molto amaro. Tornare a seguire le vicende di questi disperati, più qualche nuovo personaggio aggiunto come la disinibita zoccoletta Nikkie, è come ritrovare delle vecchie conoscenze. Non degli amici simpatici di cui non potevi fare a meno, piuttosto come dei tizi che conoscevi e che pensavi avessero fatto una brutta fine e invece sono ancora lì, vivi e (più o meno) vegeti, e la curiosità di sapere che stanno a combinare è troppo forte. Nonostante la lunghezza oltre le 500 pagine, Porno si legge con grande velocità e impressionante facilità, una più che piacevole lettura per ingannare l’attesa di vedere cosa ne uscirà dal sequel cinematografico di Trainspotting, diretto ancora da Danny Boyle. Il cast della nuova pellicola vedrà il ritorno dei vari Ewan McGregor, Robert Carlyle, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, così come anche Kelly MacDonald, l’interprete di Diane che pure nel romanzo fa di nuovo capolino. A quanto pare, la versione cinematografica sarà un adattamento molto libero del libro e in ogni caso ci sarà da aspettare ancora parecchio, visto che l’uscita nelle sale è prevista tipo per il 2016. Evidentemente a Danny Boyle e soci piace prenderla con calma, persino più di me.

Poster fan-made trovato in rete, non troppo indicativo di come sarà davvero il film.

Si potrebbe pensare a Porno come a un libro fuori tempo massimo, a un revival degli anni Novanta, e invece no, sbagliato. Così non è. Non è neanche un nuovo cult assoluto, intendiamoci, Trainspotting resta irreplicabile, eppure la scrittura di Irvine Welsh ha mantenuto la freschezza e l’ironia di un tempo e allo stesso tempo ha aggiunto una ulteriore punta di cattiveria e, sì, di amarezza. I protagonisti non hanno più la sfrontatezza dei ventenni. Sono ancora dei disperati affamati di vita, tossicodipendenti magari non più tanto tossici (beh, Spud sì) ma ancora dipendenti. Dipendenti della coca, dell’alcol, della figa, del successo, soprattutto della voglia di dimostrarsi superiori l’uno all’altro e di fottersi a vicenda. History repeating, la storia si ripete e Irvine Welsh ce li ripropone cresciuti, un pochino maturati, ma alla fine fondamentalmente sono sempre gli stessi stronzi di un tempo.
E cazzo se mi erano mancati.
(voto 7,5/10)

lunedì 12 marzo 2012

Once Upon a Time: C'era una ca**o di volta

C'era una volta o forse erano due, c'era una mucca, un asinello e un bue…
Alex Britti, ma porco bue, mi hai rovinato i ricordi d’infanzia. Quando penso alle fiabe, la prima cosa che mi vengono in mente non sono i miei genitori che me le raccontavano a letto per farmi addormentare (forse perché i miei non me le hanno mai lette, in realtà?), ma la tua stupida canzone di merda.
Dannato Alex Britti, che tu possa essere trasformato da un malvagio incantesimo in un pessimo cantautore, per tutta la tua vita!
Ah, come? Sei già un pessimo cantautore? Allora qualcuno t’aveva lanciato contro l’incantesimo prima di me, mi sa.

La seconda cosa che mi viene in mente a proposito delle fiabe è: a me non piacciono le fiabe. O meglio, non mi piacciono le fiabe tradizionali che iniziano con i loro “C’era una volta…” e finiscono con i loro “…E vissero per sempre felici e contenti”. Mi piacerebbero di più se iniziassero con “C’era una cazzo di volta” e finissero con “…E tutti ‘sti stronzi vissero per sempre infelici e scontenti”.
Di contro mi piacciono, e molto, le fiabe stravolte. Come il film Sleeping Beauty (di cui parlerò a breve), che con La bella addormentata nel bosco in verità non c’entra proprio una mazza, o come …e ora parliamo di Kevin, che fa riferimento a Robin Hood in una maniera parecchio agghiacciante. O come il non del tutto riuscito ma nemmeno malaccio Cappuccetto rosso sangue. Ho apprezzato anche lo spupazzamento ironico delle fiabe compiuto dai primi due episodi di Shrek l’orco, e mi sto enjoyando ancora di più le versioni rivedute e corrette della nuova fantastica serie tv C’era una volta - Once Upon a Time, cui questo post è dedicato.
Ma prima ho voluto partecipare pure io a un meme ideato da Mirial di Sogni di una notte di Luna piena. Un giochino che ho visto apparire anche sui blog dell’austeniana Silvia, di Melinda e probabilmente di altri che ora la mia pessima memoria non ricorda.

Meme delle fiabe
1) Qual è la tua fiaba preferita?
Peter Pan. Qualcuno aveva dubbi in proposito?

2) Quale quella più odiata?
La bella addormentata nel bosco. E svegliati, cazzo!
(consigliatissimo invece il film Sleeping Beauty)

3) Qual è il tuo cartone animato Disney preferito?
Alice nel paese delle meraviglie. Il più intripposo e intrippato di tutti.

4) Quale sogno vorresti che la bacchetta magica della Fata Turchina rendesse vero?
Katy. Perry. Qui. Ora. Nu. da.

5) Il tuo cattivo preferito?
Il mio blogger rivale Mr. James Ford! Ah, intendevi sempre del mondo delle fiabe? Allora la Evil Queen di Biancaneve. Una grandissima, soprattutto nella versione della serie tv Once Upon a Time di cui parlo più sotto.

"Sigh, Ford non può essere considerato più cattivo di me..."
6) E il principe dal quale vorresti essere salvata?
Oops… quindi questo era un test sessista e pure razzista per sole donne? Io comunque vorrei essere salvato da Shrek. O se no mi va bene anche la Jennifer Morrison di Once Upon a Time…

7) Quale dei 7 nani ti rappresenta di più?
Brontolo, brutti bastardi!

8) Se Mago Merlino potesse trasformarti in un animale per un giorno, cosa saresti?
Un gatto. Sono i miei animali preferiti e poi non fanno un cazzo tutto il giorno. Mi sa che sono i miei animali preferiti proprio per questo motivo.

9) Se fossi Raperenzolo come trascorreresti le tue giornate nella torre?
Starei tutto il giorno a toccarmi le tette e la patatina.

"Ahahah, che ridere le battute di Cannibal Kid!
Ehm, non sono battute? Sorry..."
10) La prima frase di una canzone Disney che ti viene in mente?
Perché esistono canzoni Disney? Sì?
Ah, massì, è vero: allora dico supercalifragilistichespiralidoso, anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso, se lo dici forte avrai un successo strepitoso, supercalifragilistichespiralidosooooo, oh yeah!

11) Quale frase ti sussurrerebbe più spesso all'orecchio il Grillo Parlante?
Smettila di chiamarmi Beppe!

12) Se tu possedessi le scarpette di Dorothy dove vorresti che ti trasportassero?
Nel posto dove i sogni si trasformano in realtà. Il paese dei balocchi? La cittadina di Once Upon a Time, Storybrooke? Ehm, no… veramente intendevo Las Vegas.

13) Se dico "C'era una volta..." come proseguiresti la frase?
C'era una volta… o forse erano due, c'era una mucca, un asinello e un bue.
A ri-vaffanculo Alex Britti per avermi ri-rovinato il C’era una volta, e lo dico una volta per tutte!


C’era una volta
(serie tv, stagione 1)
Titolo originale: Once Upon a Time
Rete americana: ABC
Rete italiana: Fox
Creata da: Edward Kitsis, Adam Horowitz
Cast: Jennifer Morrison, Lana Parrilla, Ginnifer Goodwin, Jared S. Gilmore, Joshua Dallas, Robert Carlyle, Giancarlo Esposito, Meghan Ory, Jamie Dornan, Raphael Sbarge, Lee Arenberg, Jessy Schram, Eion Bailey, Keegan Connor Tracy, Amy Acker, Emilie De Ravin
Genere: (anti)favolistico
"Biancaneve, ma come ti vesti? Non ti posso portare in giro
che mi fai sempre fare delle figuracce..."
Se ti piace guarda anche: Shrek, Cappuccetto rosso sangue, Lost

Non avevo ancora parlato di Once Upon a Time, serie tv approdata in Italia su Fox con il titolo C’era una volta (c’era davvero bisogno di tradurlo?).
Perché non ne avevo ancora parlato?
1) Sono cazzi miei.
2) Avevo visto i primi due episodi e non mi avevano convinto granché, però volevo aspettare prima di dare un giudizio troppo affrettato. Poi ho visto le puntate successive e mi sono preso sempre più bene-benissimo per questa serie e volevo aspettare prima di dare un giudizio dettato troppo dall’enfasi del momento.

"Ora sì che sembro più cattiva di Ford!"
E allora, chiederete, perché ne parli proprio ora?
1) Sono sempre cazzi miei.
2) Dopo aver visto 14 dei 22 episodi che compongono la prima stagione (ma tranquilli perché, nonostante non ci sia ancora la conferma ufficiale, di sicuro sarà rinnovato per una stagione 2) penso di poter esprimere un giudizio più compiuto, evitando le diffidenze iniziali e gli entusiasmi successivi.

Dopo il meme-favolistico e tutta questa lunga introduzione, la sparo subito (subito quindi si fa per dire) grossa.
C’era una volta - Once Upon a Time è il nuovo Lost!

L’ho sparata troppo grossa? Mi state prendendo per pazzo?
È vero: le due serie sono del tutto diverse e forse, ma solo forse, in apparenza non c’entrano nulla l’una con l’altra. Epperò andando a vedere bene sotto la superficie delle cose, i punti in comune non sono nemmeno pochi.
Innanzitutto, se qualcuno crede di trovare il vero erede di Lost in qualche serie che prova a scopiazzare spudoratamente Lost, rimarrà parecchio deluso. C’hanno provato i vari FlashForward, The Event, V, Terra Nova, The River e tutte le altre serie partite con un sacco di buone premesse e con cucita addosso l’etichetta di “nuovo Lost”. Un’etichetta che porta una sfiga micidiale, persino più dei famigerati numeri 4,8,15,16,23,42, visto che una dopo l’altra sono cadute (o stanno per farlo) come soldati al fronte.
Per seconda cosa: gli autori di C’era una volta sono Edward Kitsis e Adam Horowitz, due dei più prolifici sceneggiatori di Lost, e tra i produttori figura pure Damon Lindelof, uno dei co-creatori, insieme a J.J. Abrams e Jeffrey Lieber proprio di… Lost, esatto.

"Se non mi liberi ti faccio passare una giornata in ospedale... col Dr. House."
"Vado subito a prendere le chiavi!"
Once Upon a Time non presenta isole e luoghi esotici, bensì una cittadina che sembrerebbe normale come Storybrooke, è vero, ma che però si rivelerà presto ben più esotica e particolare dell’Amazzonia di The River. E i misteri della serie non hanno poi molto da invidiare alle botole lostiane.
Sembra infatti che, a causa di un potente incantesimo, a Storybrooke vivano imprigionati dentro una vita ordinaria i personaggi delle fiabe. Che anziché vivere una vita da favola, vivono una vita ordinaria proprio perché inconsapevoli di essere personaggi delle fiabe. Questo almeno è ciò che crede il piccolo Henry, un bambinetto piuttosto odioso che però non influisce troppo sulla buona resa delle serie. Henry, forte di questa teoria, andrà a scovare la sua vera madre, la biondazza Jennifer Morrison già vista in Dr. House. House che ovviamente provava a farsela ma lei non ci stava. Jennifer Morrison aveva dato in affidamento Henry e questi era stato adottato da Regina, il sindaco donna di Storybrooke nella parte “normale” del mondo, che però è anche la Evil Queen, ovvero la perfida matrigna di Biancaneve, nella parte “favolistica” del mondo. Una Regina/Evil Queen doppiamente interpretata da una stellare cattivissima Lana Parrilla. E poi naturalmente c’è Biancaneve, una pure lei perfetta Ginnifer Goodwin, che secondo Henry sarebbe la vera madre di Jennifer Morrison…
"Ancora i giornali? Io ormai mi informo solo attraverso Pensieri Cannibali..."
Non c’avete capito nulla?
Non è forse lo stesso effetto che provavate quando qualcuno tentava di spiegarvi Lost?

Un altro punto in comune è che in entrambe le serie ogni episodio si concentra in particolare sulle vicende di un solo personaggio del suo sempre più vasto e corale cast.
In più, in entrambe le serie si gioca allo stesso tempo su due piani narrativi. In Lost c’era il piano dell’isola e quello dei flashback/flash-forward/flash-sideways/flash-sticazzi dedicati ai vari personaggi. In Once Upon a Time troviamo il piano di Storybrooke, con le persone ignare di essere dei characters delle fiabe, e poi abbiamo il piano delle fiabe. I due livelli narrativi sono intrecciati in maniera molto accattivante e la qualità degli episodi, come già in Lost, è discontinua (ma mediamente parecchio alta) a seconda del livello di interesse che si può provare per i differenti personaggi.

La Bella (a sinistra) e la Bestia (a destra)
(ok, si capiva anche senza le indicazioni tra parentesi...)
Ma quali personaggi del fun-tastico mondo delle favole abbiamo incontrato finora?
Tra gli altri: Biancaneve, il principe Azzurro, la Regina Cattiva, Tremotino (un Robert Carlyle più inquietante di quando era Begbie in Trainspotting), una Cappuccetto rosso più sexy che mai, il Grillo Parlante, Cenerentola, i sette nani e in particolare Brontolo, il Genio della lampada (Giancarlo Esposito, il machiavellico Gus Fring di Breaking Bad), Geppetto, la Fata Turchina, Hansel e Gretel, Re Mida e Bella di la Bella e la Bestia, interpretata da Emilie de Ravin, proprio la naufraga MILF di… Lost. Sì, ancora Lost.
Il quadro che tutte queste storie e tutti questi personaggi compongono è parecchio complesso e sfaccettato, e promette un sacco di imprevedibili e potenzialemente infiniti sviluppi successivi.
Smettetela allora di cercare l’erede di Lost. Ve l’ho trovato io.
Non è proprio la stessa cosa, sembrerebbe non avere nulla a che fare con i naufraghi viaggiatori nel tempo e nello spazio, eppure ha soprattutto un elemento in comune con Lost: Once Upon a Time è una serie da favola.
(voto 8/10)

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