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lunedì 22 dicembre 2014

L'AMORE CONTABALLE - GONE GIRL





L'amore bugiardo - Gone Girl
(USA 2014)
Titolo originale: Gone Girl
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Gillian Flynn
Tratto dal romanzo: L'amore bugiardo di Gillian Flynn
Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Carrie Coon, Neil Patrick Harris, Kim Dickens, Patrick Fugit, Tyler Perry, Emily Ratajkowski, David Clennon, Lisa Banes, Lola Kirke, Casey Wilson, Missy Pyle, Sela Ward, Lee Norris, Boyd Holbrook, Scoot McNairy
Genere: ingannevole
Se ti piace guarda anche: Da morire, The Affair, Millennium - Uomini che odiano le donne, Lo sciacallo - Nightcrawler, American Beauty


Rosamund Pike è un cesso.

lunedì 17 novembre 2014

FRANK AMENTE ME NE INFISCHIO





Frank
(UK, Irlanda 2014)
Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Jon Ronson, Peter Straughan
Cast: Domhnall Gleeson, Michael Fassbender, Scoot McNairy, Maggie Gyllenhaal, François Civil, Carla Azar
Genere: folle
Se ti piace guarda anche: Essere John Malkovich, I'm Here, Quasi famosi

La Storia della Musica è piena di artisti mascherati. Tra i primi ci sono stati i The Residents, i Kiss, i Rockets. Quindi nei 90s è diventata una tendenza cool nell'ambito metal, soprattutto grazie agli Slipknot, mentre negli ultimi anni la moda ha colpito parecchio il genere elettronico. Sulla scia dei Daft Punk, molti artisti e dj come deadmau5, SBTRKT e The Knife hanno nascosto i propri volti. Anche in Italia abbiamo i nostri esempi di musicisti mascherati con Bloody Beetroots e i Tre allegri ragazzi morti. Rimanendo in tema fumettistico, un altro esempio di band celata dietro a degli avatar sono i Gorillaz, la cartoon band formata da Damon Albarn.
C'è poi chi ha creato dei personaggi fittizi, come il terrestre David Bowie diventato l'alieno Ziggy Stardust, o il timido e pantofolaio ragazzetto Brian Warner che si è trasformato nel satanico Marilyn Manson, o ancora il riflessivo rapper Marshall Mathers che all'occorrenza diventa la sua controparte scatenata e senza peli sulla lingua Slim Shady. Tanti altri, non solo in ambito musicale, hanno un alter-ego, come l'aspirante giornalista-scrittore Marco Goi, meglio noto (si fa per dire) come il blogger Cannibal Kid.

Il caso più clamoroso di musicista mascherato, nonché di confusione tra identità e alter-ego, è però un altro, meno conosciuto rispetto ai precedenti (Cannibal Kid a parte): quello di Frank Sidebottom.
Chi è Frank Sidebottom?
Questo qui.


sabato 18 ottobre 2014

UN VOLO AEREO CON LIAM NEESON? UN INCUBO NON-STOP





Non-Stop
(USA, UK, Francia, Canada 2014)
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: John W. Richardson, Christopher Roach, Ryan Eagle
Cast: Liam Neeson, Julianne Moore, Michelle Dockery, Corey Stoll, Scoot McNairy, Lupita Nyong'o, Nate Parker, Omar Metwally, Shea Whigham, Anson Mount, Quinn McColgan, Corey Hawkins, Bar Paly, Edoardo Costa, Jon Abrahams
Genere: volatile
Se ti piace guarda anche: Flightplan – Mistero in volo, 24, Flight

Qual è la vostra più grande paura quando salite su un aereo?
Nel periodo pre-11 settembre e pre-Lost, la risposta più comune sarebbe stata quella di precipitare a causa di un qualche guasto. Lost ci ha però mostrato come un incidente aereo possa essere soltanto l'inizio di un'avventura pazzesca in cui si finisce su una misteriosa isola deserta e si conoscono un sacco di personaggi incredibili, quindi la cosa non fa più tanta paura.
Dopo l'11 settembre, il timore più grande per molti è ormai quello che l'aereo venga dirottato. Per quanto mi riguarda, invece, sono terrorizzato dalla possibilità di fare un intero viaggio intercontinentale in compagnia di Liam Neeson, forse l'attore che detesto di più sulla faccia della Terra, anche se se la gioca con il neo inventore di app di successo Tom Hanks e con Chiappona J. Lo, oltre che con i vari expendables amati dal mio odiato blogger rivale Mr. James Ford.

Pensate un po' che incubo dev'essere un volo aereo dirottato da Liam Neeson! Eppure è proprio quanto capita in Non-Stop, un incubo a occhi aperti. A essere più precisi, non è che Liam Neeson dirotti l'aereo di persona. È solo quanto il vero e misterioso dirottatore vuole far credere a tutti, mentre in realtà Liam Neeson è chiamato al solito ruolo di eroe di turno che deve salvare la situazione. Prevedibile. Da quando ha fatto Io vi troverò e relativo seguito Taken 2 – La vendetta, l'attore più insopportabile d'Irlanda è diventato il più attempato quanto improbabile nuovo action hero del cinema mondiale. Il ruolo che ha qui, quello di un agente con problemi famigliari, non è troppo distante da quello vestito nell'agghiacciande saga di Taken. Anche qui è una specie di invincibile supereroe bravo a menare le mani, fenomenale con le armi e in grado di pensare a una soluzione anti-terroristica per ogni occasione. Un incrocio tra Rambo e Jack Bauer, esatto.

Rispetto a Taken, c'è da dire che qui il livello cinematografico è un po' più alto, grazie alla discreta regia di Jaume Collet-Serra, che con Neeson aveva già girato Unknown – Senza identità, e grazie a un cast di comprimari di buon livello che vede scendere in campo Julianne Moore, Michelle Dockery (Downton Abbey), Corey Stall (The Strain e la nuova stagione di Homeland), il premio Oscar Lupita Nyong'o (12 anni schiavo) e Scott McNairy dell'imperdibile serie tv Halt and Catch Fire. Ma attenzione, perché in una piccolissima minuscola parte c'è pure il nostro Edoardo Costa. E al confronto di Liam Neeson sembra persino un attorone!


Il livello di curiosità generato dal mistero è inoltre abbastanza buono: chi sarà il misterioso dirottatore che cerca in tutti i modi di far perdere la pazienza all'impassibile e soprattutto inespressivo Liam Neeson?
Peccato che questo sia anche l'unico motivo di interesse della pellicola e all'inizio va bene, ma dopo un po' la situazione comincia a diventare ripetitiva. La sceneggiatura si dimostra priva di altre idee, Liam Neeson diventa insopportabile sempre più a ogni minuto che passa, il livello di tensione non è minimamente degno di una qualsiasi puntata della serie tv 24 e la parte conclusiva è parecchio banale, con un tentativo di infilarci dentro un discorso politico che risulta a dir poco fallimentare. Per non parlare della scena in cui il protagonista prende una pistola al volo – letteralmente al volo – e spara un colpo perfetto. Lì capisci che questo non è un film action-thriller, bensì una pellicola di fantascienza.
Il dirottamento compiuto da Liam Neeson nei confronti del cinema action può comunque dirsi riuscito. Il suo nome è ormai diventato un brand per un certo genere di pellicole patriottiche e trash. Detto con altre parole, il suo nome è diventato sinonimo di film de mmerda. Questo Non-Stop rispetto ad altre porcate da lui girate non-stop negli ultimi anni come i citati Taken, The Grey o qualche suo altro film a caso è un filo meglio, ma ciò non cambia un fatto: Liam Neeson è attualmente il più pericoloso terrorista del cinema mondiale. Se lo incontrate, segnalatelo alle autorità competenti.
(voto 4,5/10)

"Pensieri Cannibali ha dato più di zero a un mio film? Ci dev'essere un errore..."

"In effetti il voto è stato modificato da un hacker fan di Liam Neeson."

"A questo punto non poteva mettergli un bell'otto?
Ho proprio dei fan stupidi. Chissà perché?"

sabato 20 settembre 2014

THE ROVER, UNA SCHIFEZZA (POST) APOCALITTICA





The Rover
(Australia, USA 2014)
Regia: David Michôd
Sceneggiatura: David Michôd
Cast: Guy Pearce, Robert Pattinson, Scoot McNairy, Tawanda Manyimo, David Field, Jamie Fallon, Nash Edgerton, Anthony Hayes
Genere: post apocalittico
Se ti piace guarda anche: Mad Max, Cosmopolis, Animal Kingdom, Cogan – Killing Them Softly

The Rover è un film strano.

No, ho sbagliato. Rifacciamo.

The Rover vorrebbe essere un film strano. Fa di tutto per esserlo. Ci mette dentro una colonna sonora stramba che mixa musica post-rock con pezzi orientali e con pop commerciale, nani che vendono pistole che vorrebbero fare David Lynch e invece sogna, caro il regista dei miei stivali David Michôd, sogna, più qualche momento pulp che sembra una brutta copia di Breaking Bad e Tarantino e a far da sfondo a tutti questi riferimenti casuali c'hanno messo uno scenario post apocalittico. Come in Mad Max. Ma perché gli australiani sono tanto in fissa con la tematica post apocalittica?
Evidentemente perché i loro paesaggi sterminati sono l’ambientazione ideale per questo tipo di storie. Solo che in questo film, a parte qualche tipo crocifisso qua e là e un senso di desolazione generale, di post apocalittico non c’è poi molto. Potrebbe anche essere l’Australia attuale e non farebbe molta differenza.
Invece no. Invece il regista e sceneggiatore David Michôd, già autore del sopravvalutatissimo Animal Kingdom, vuole fare lo strambo a tutti i costi. Che poi di strambo non c’è poi molto, visto che al giorno d’oggi le pellicole ambientate in futuri distopici sono all’ordine del giorno, come già detto di recente a proposito di The Giver – Il mondo di Jonas. Quindi sarebbe più strambo girare un film ambientato nel presente.
The Rover per certi versi appare come una versione australiana e desertica del più scintillante e glamorous Cosmopolis, altro on the road movie futuristico guarda caso sempre con il bello statuino Robert Pattinson, ma con una differenza fondamentale. In quel caso la regia è di David Cronenberg che, benché non all’apice della sua classe, fa sempre la sua porca figura. Tranne nel caso di A Dangerous Method, ma a quell’orrore preferisco non pensare. Anche perché adesso ho già un altro orrore per le mani di cui occuparmi.


The Rover è un film davvero terribile. Da qualunque parte lo si prenda, non si riesce a cavarci fuori niente di buono. O almeno, io non ci sono riuscito. La trama è definibile – a essere sensibili – minimalista, mentre – a voler essere realistici – è inesistente. Il vago spunto su cui si basa l’intera pellicola è il seguente: un gruppo di criminali frega a Guy Pearce l’auto e lui decide di cercarli finché non li trova. Come fare per scovarli?
Si rivolge al fratello ritardato di uno della gang, ovvero Robert Pattinson.
Come se la cava Robert Pattinson, che è poi ciò che interessa di più al pubblico di teenagers tra i 14 e 24 anni, ovvero il target di riferimento principale di Pensieri Cannibali?
Manco a fare il ritardato è capace, ecco come se la cava Pattinson.

"A veder Robert Pattinson fare l'attore mi viene da piangere."

"Beh, ma cosa pretendete da me?
Ho pur sempre imparato a recitare da Kristen Stewart..."

Dopo la scena dell'incidente iniziale che lascia presagire chissà quali scoppiettanti sviluppi, ben presto il film si trasforma in un road movie noioso, noiosissimo, in cui non succede nulla, se non Guy Pearce e Robert Pattinson che si spostano da un luogo triste a uno ancora più triste. I pochi dialoghi presenti sono ermetici, ma più che altro è meglio definirli penosi. Non penosi al livello di The Counselor – Il procuratore, però quasi. Qualcuno potrà dire che anche nei film di Sofia Coppola o in Under the Skin non succede nulla, solo che a ben guardarli non è vero. Qui sì che non capita davvero nulla. Niente di niente. Calma piatta. Zero. 100 minuti di vuoto totale. L'unica scena che resta impressa è quella con Pattinson che canticchia in macchina la hit pop "Pretty Girl Rock" di Keri Hilson. E' una scena pure questa senza senso alcuno, come tutto il resto del film, ma se non è altro è (involontariamente?) divertente.

"E io che con la saga di Twilight pensavo di aver toccato il fondo..."

Dietro al viaggio di Guy Pearce che cerca di recuperare la sua auto in un paesaggio che sembra di stare in una puntata di The Walking Dead senza manco uno zombie (forse giusto Robert Pattinson) si possono cercare chissà quali significati. Si può dire che viene messa in scena la disperazione di un uomo che ha perso tutto e si aggrappa all'ultima cosa che gli è rimasta. Si può parlare di un uomo diventato animale che sta ormai perdendo tutta la sua umanità. Chi lo sa? Si può andare a caccia di tutti i significati che si vuole, se proprio si ha del tempo da perdere per scavare dentro questo film finto profondo. Io consiglio di non farlo. Fatti, strafatti e strafighe, tanto per citare una commedia goliardica che fondamentalmente propone una trama parecchio simile con due uomini alla ricerca di un'auto, al confronto sì che è un filmone d’autore. Questo The Rover non è cinema d'autore. Non è manco considerabile come una pellicola post apocalittica. È solo una schifezza apocalittica.
(voto 3/10)

venerdì 29 agosto 2014

HALT AND CATCH FIRE, FERMATI E DAI FUOCO AL COMPUTER




C:\>_ Ciao, come ti chiami?

C:KID\>_ Ciao computer, mi chiamo Cannibal Kid.

C:\>_ Ciao Cannibal, cosa vuoi fare?

C:KID\>_ Vorrei farmi Jennifer Lawrence, è possibile?

C:\>_ No, mi spiace. Comando non riconosciuto.

C:KID\>_ Certo che sei proprio inutile, stupido computer!

C:\>_ Chiedo scusa per la mia inutilità, ma non sono stupido. In un secondo posso processare più dati di quanto la tua limitata mente possa fare in un'intera vita.

C:KID\>_ Ma vai a quel paese!

C:\>_ Paese? Quale paese?

C:KID\>_ È solo un modo di dire, stupido computer.

C:\>_ Smettila di darmi dello stupido. Comunque, o maleducato utente, c'è qualcos'altro che posso fare per te?

C:KID\>_ Altro??? Fino ad ora non hai fatto un bel niente. Vediamo un po'... Se vuoi renderti utile, puoi farmi vedere una nuova serie tv?

C:\>_ Certo, cosa preferiresti guardare?

C:KID\>_ Non so. Magari qualcosa ambientato negli anni Ottanta.

C:\>_ Ho The Americans, una serie spionistica su una coppia di spie russe in incognito sul suolo statunitense nel periodo della Guerra Fredda.

C:KID\>_ Sì, lo cos'è, Mister So tutto io, e l'ho già vista. Prima stagione molto intrigante, seconda noiosetta. Hai altro da propormi?

C:\>_ Certo. Ho Halt and Cath Fire.

C:KID\>_ Halt and Che Cosa?

C:\>_ Halt and Catch Fire. Serie del 2014 trasmessa da AMC, lo stesso network di Mad Men e Breaking Bad, che parla di un gruppo di informatici visionari che nei primi anni Ottanta cercano di realizzare un personal computer rivoluzionario. Una macchina in grado di interfacciarsi con l'utente in maniera innovativa. In maniera umana, proprio come sto facendo io con te.

C:KID\>_ Bah, insomma. Non mi sembri molto umano. Mi sembri solo un computer un po' ritardato. E dimmi, Mister So tutto io, in questa serie c'è della patata?

C:\>_ Patata? No. Questo alimento non è stato rilevato all'interno di nessuno dei 10 episodi di cui è composta la prima stagione. La seconda, già annunciata da AMC, è invece prevista in arrivo nel 2015.

C:KID\>_ Con patata non intendevo quella da mangiare. O meglio, sì, si può anche mangiare, ma è un discorso lungo e complesso che magari è meglio affrontare in un altro momento. Volevo sapere se c'è della figa... delle belle donne. Ci sono?

C:\>_ Non mi è consentito parlare di questo argomento con i minori di 18 anni. Per proseguire devi dichiarare di essere maggiore.

C:KID\>_ Sono maggiorenne, Cristo Santo. Possiamo parlare di figa, adesso?

C:\>_ Ok. Nella serie sono presenti due avvenenti presenze femminili. Una è Mackenzie Davis, promettentissima attrice emergente che ha la parte dell'idola della serie, Cameron Howe. È una nerd genietta dei computer e io la trovo molto sexy.
Allega foto.


C:KID\>_ Niente male! Ma non è che ti piace solo perché è nerd come te? Comunque, l'altra chi è?

C:\>_ L'altra avvenente presenza femminile è Kerry Bishé, vista in Red State e Argo. Ha un neo sopra la bocca che mi fa impazzire.
Allega foto.


In Argo, premio Oscar 2013 come migliore pellicola dell'anno, faceva già coppia con Scoot McNairy, attore indie visto in Monsters e 12 anni schiavo, quest'ultimo altro film premio Oscar, che qui ha la parte di un programmatore di computer un po' sfigato ma che a un certo punto cambia radicalmente la sua vita, un po' come Walt White in Breaking Bad.

C:KID\>_ Va bene, ti vedo preparato. E poi chi altri c'è?

C:\>_ C'è anche Lee Pace, che era il protagonista di Pushing Daisies, deliziosa quanto sfortunata serie fantasy-dark alla Tim Burton dei bei tempi cancellata dopo appena un paio di stagioni. In Halt and Catch Fire Lee Pace ha però un ruolo parecchio differente. È uno yuppie tormentato, una specie di Don Draper trasportato dai 50s agli 80s, che ingaggia i talentuosi compari di cui sopra, Mackenzie Davis e Scoot McNairy, per dare vita a un computer che possa arrivare nella casa di tutte le persone. Non solo in quelle dei nerd già appassionati di informatica, ma pure in quella dell'americano medio.

C:KID\>_ E questo curioso trio ce la farà?

C:\>_ Questo non te lo dico. Sono programmato per evitare di fare spoiler.

C:KID\>_ Uff, sei proprio un computer inutile. Sto morendo dalla curiosità. E adesso come faccio?

C:\>_ Non ti resta che guardare la serie. Non te ne pentirai, o maleducato utente, anche perché, oltre a degli attori e a dei personaggi strepitosi, forse i migliori visti quest'anno in una serie insieme a Rush Cohle di True Detective, c'è anche una colonna sonora bomba piena di fantastica musica 80s che spazia dagli XTC ai Talking Heads, passando per fichissimi gruppi punk come Clash, Richard Hell & the Voidoids, Bad Brains, Big Boys e molti altri che si spara Cameron/Mackenzie Davis nelle cuffie del suo walkman.

C:KID\>_ Va bene, mi hai convinto, ma poi se non mi piace ti formatto.

C:\>_ No, non formattarmi ti prego, ti prego!

C:KID\>_ Basta, mi hai stufato. Ti formatto lo stesso. Format C:

C:\>_ Nooo, maledetto!!!

C:KID\>_Uahahahah. Beccati questa, stupido computer!

"Non mi trova Pensieri Cannibali... com'è possibile?"

Halt and Catch Fire
(serie tv, stagione 1)
Rete americana: AMC
Rete italiana: non ancora arrivata
Creata da: Christopher Cantwell, Christopher G. Rogers
Cast: Lee Pace, Scoot McNairy, Mackenzie Davis, Kerry Bishé, Toby Huss, Bianca Malinowski, Morgan Hinkleman, Alana Cavanaugh, Scott Michael Foster
Genere: yuppie-punk-nerd
Se ti piace guarda anche: The Social Network, jOBS, Mad Men, Breaking Bad
(voto 8/10)

"Ma se negli anni '80 Pensieri Cannibali non esisteva ancora, io che diavolo ci lavoro a fare, con i computer?"

lunedì 24 febbraio 2014

12 ANNI SCHIAVO, UN FILM IN CORSA PER LA LIBERTÀ E PURE PER L’OSCAR




12 anni schiavo
(USA, UK 2013)
Titolo originale: 12 Years a Slave
Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: John Ridley
Ispirato al libro: 12 Years a Slave di Solomon Northup
Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Lupita Nyong'o, Sarah Paulson, Kelsey Scott, Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Scoot McNairy, Taran Killam, Chris Chalk, Michael K. Williams, Paul Giamatti, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Alfre Woodard, Brad Pitt
Genere: libero
Se ti piace guarda anche: Django Unchained, The Help, The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

Questo post è liberamente ispirato a una storia vera

A fine 2013, in un paese teoricamente civile e teoricamente democratico come l’Italia, comincia la promozione del film 12 Years a Slave, nel nostro paese 12 anni schiavo. La pellicola racconta la vera storia di Solomon Northup, un violinista di colore, un uomo libero che nel 1841 viene rapito e ridotto in schiavitù. A interpretare questo personaggio troviamo uno strepitoso Chiwetel Ejiofor nominato agli Oscar per questa parte.
Quello che la distribuzione italiana si è chiesta a questo punto è stato un fragoroso: “Chiiiiiwetel chiiiiiiiiii?”
Si tratta di un attore che ha lavorato con registi prestigiosi come Steven Spielberg e Spike Lee, girato film come Amistad, Love Actually, Lei mi odia, Piccoli affari sporchi e American Gangster, però raramente in ruoli da protagonista e quindi non è che sia in effetti proprio notissimo.
A questo punto, come promuovere in Italia un film con un protagonista così poco conosciuto?
Meglio puntare sui nomi di richiamo nel cast dei comprimari. Ad esempio Michael Fassbender e Brad Pitt.


Ora, Michael Fassbender ci può ancora stare. Ha un ruolo da non protagonista notevole per cui è stato nominato agli Oscar 2014. Ma Brad Pitt…
Brad Pitt in 12 anni schiavo compare dopo 1 ora 40 e ha giusto un paio di scene. Il suo personaggio gioca un ruolo cruciale nella storia, però il suo è giusto poco più di un cameo. Tra l’altro è il peggiore del cast. Appare, fa un po’ il figo e non c’azzecca un granché con il resto della pellicola, ma vabbé, Pitt è uno dei produttori del film e quindi il regista Steve McQueen poteva mica dire di no a una sua apparizione.
La sua è l’unica prova recitativa discutibile di un cast per il resto in stato di grazia in cui spiccano tra gli altri Paul Dano, Sarah “American Horror Story” Paulson, Paul Giamatti, Benedict “Sherlock” Cumberbatch, e soprattutto la rivelazione Lupita Nyong'o, con un ruolo durissimo che è valso pure a lei la nomina agli Oscar 2014. Brava, molto brava, però la statuetta deve comunque andare a Julia Roberts o a Jennifer Lawrence, ok?
Al di là del fatto che Pitt è quello che si segnala di meno in questo grandioso cast, il suo è inoltre un ruolo davvero minuscolo. Dedicargli il poster è una cosa ridicola. È come se sulla locandina di Django Unchained avessero messo Franco Nero. E a questo punto è strano che in Italia non ci abbiano pensato…


Va bene, però adesso vogliamo parlare del film, che se no facciamo come quelli che mettono sulla locandina Brad Pitt invece di concentrarsi sugli aspetti davvero importanti della pellicola, che no, non riguardano Brad Pitt?

ATTENZIONE: QUALCHE SPOILER PRESENTE QUA E LÀ
12 anni schiavo è una pellicola impegnata ma non è una mazzata. È una frustata. Un’Odissea dentro lo schiavismo, quasi un’Apocalyspe Now della segregazione razziale, sebbene privo di quella follia e quella genialità in grado di far passare un film dall'essere buonissimo, perché 12 anni schiavo è un film buonissimo, a un Capolavoro assoluto.
Più che buonissimo, 12 anni schiavo è un film cattivissimo. Cattivissimi sono tutti i bianchi presenti, a parte il Santone Pitt, seppure con sfumature di cattivo diverse. È inoltre una pellicola che non ci risparmia alcuna violenza o atrocità. Non lo fa però con lo stile esagerato e quasi fumettistico di un Quentin Tarantino nel suo Django Unchained. Non lo fa nemmeno con lo stile esasperato e quasi horror del Mel Gibson de La passione di Cristo. Lo fa con uno stile suo. Steve McQueen in qualche modo rende poetica la violenza dei suoi film. Il suo è un cinema molto fisico, viscerale, che non può lasciare indifferenti. Steve McQueen fa male male male. Ce l’aveva fatto notare con il suo primo cazzotto, Hunger, ce l’ha ricordato con una seconda mazzata come lo splendido immenso Shame, e ce lo conferma adesso. Con una frustata. Una? Molto più di una. Quelle che Chiwetel Ejiofor è costretto a infliggere alla povera Lupita Nyong'o. Quelle che quel bastardo di Michael Fassbender gode a infliggere alla sempre più povera Lupita Nyong'o. Quelle che Julia Roberts o Jennifer Lawrence dovranno infliggere a una ancora più povera Lupita Nyong'o, perché mi spiace, ma nonostante questo piano sequenza sia impressionante, l’Oscar deve pur sempre andare alla Roberts o alla Lawrence, ok?
La scena fisicamente più sconvolgente è questa. Cinematograficamente parlando invece è quella dell’impiccagione di Chiwetel Ejiofor, in cui Steve McQueen utilizza delle lunghe riprese fisse. Una sequenza che qualche altro regista più gentile avrebbe tagliato, avrebbe risparmiato a noi pubblico sensibile. Steve McQueen invece no. Come un Michael Haneke ancora più sadico decide di non spostare la macchina da presa. Questo è l’immobilismo di chi non ha fatto niente per cambiare le cose, per anni, decenni, secoli. Se servisse una solo scena per rappresentare secoli di segregazione razziale nei tanto democratici Stati Uniti d’America, sarebbe questa.

Non è l’unica. Ci sono diverse scene fenomenali, in questo film. Tanto che a ripensarci l’idea che non sia un capolavoro comincia a vacillare un pochino. La scena del tentativo di fuga, ad esempio. Noi che non abbiamo vissuto in una situazione di merda del genere, nella sicurezza e nel comodo delle nostre casette ci possiamo domandare: “Sì, vabbè, ma perché questi non si ribellano allo schiavismo, perché non scappano?”.
Questa scena ci mostra come non ci fosse una via d’uscita. No exit. Era come vivere dentro The Walking Dead, solo con al posto degli zombie gli schiavisti e al posto degli umani degli attori migliori.
E ci sono diverse altre scene difficili da cancellare dalla mente, come quella della compravendita degli schiavi venduti come carne in macelleria, o quella del faccia a faccia notturno di Michael Fassbender con Chiwetel Ejiofor degna di un thriller tesissimo, così come resta impresso e fa venire la pelle d’oca a risentirlo lo splendido tema musicale composto da Hans Zimmer e poi quel momento in cui Ejiofor si unisce al coro gospel “Roll Jordan Roll” in maniera sempre più convinta e disperata. Allora capisci che 12 anni schiavo non sarà un capolavoro assoluto ma quasi quasi gli si avvicina. È un film potente, emozionante, forte, che ti rimane incollato addosso, come una frustata che lascerà per sempre la sua ferita profonda sulla tua pelle.

Il cinema di Steve McQueen non è un cinema di parole. È un cinema di immagini, di sequenze come quelle appena citate che lacerano la pelle. Eppure in questo 12 anni schiavo il regista inglese, pescando nel libro scritto dal protagonista di questa incredibile vicenda, Solomon Northup, ci regala anche alcune parole meravigliose, su tutte:
“Io non voglio sopravvivere. Io voglio vivere.”
12 anni d’applausi.

Steve McQueen con questo film non ci prende per mano per raccontarci una storiella edificante, come avrebbe potuto fare uno Steven Spielberg. Steve McQueen ci scaraventa in mezzo al 1800 e ci abbandona lì. Non da soli, bensì insieme a Solomon Northup/Chiwetel Ejiofor, e ci propone una storia differente da quella di altre pellicole sulla tematica dello schiavismo. Solomon era un uomo libero che, da un giorno all’altro, è stato trasformato in uno schiavo. La pellicola mostra cosa significa perdere la libertà per chi la libertà ce l'ha avuta. 12 anni schiavo sbatte in faccia al pubblico della White America e a noi pubblico bianco tutto l’assurdità della schiavitù, ficcandoci in testa una domanda: “E se capitasse a noi? E se facessero questo a noi?”.
La vicenda di Solomon Northup sarà ovviamente vissuta in maniera più vicina dalle persone di colore, ma la sua è una storia universale che racconta la perdita del bene più prezioso dell’uomo, la libertà. Una parola che purtroppo troppo spesso negli ultimi tempi è stata usata a vanvera, fino a essere svuotata del suo vero significato.
Si potrà dire che 12 anni schiavo gioca bene le sue carte per ammiccare le giurie dei premi che contano, Golden Globe così come Oscar. Eppure, in una delle ultime scene, l’inquadratura sul volto di Chiwetel Ejiofor che ritorna a casa non si può considerare una ruffianata. Quella è la rappresentazione della liberazione. La rappresentazione di un uomo che si rende conto di aver riacquistato tutto quello che aveva perduto. Perché la libertà è tutto. Quello è lo sguardo di chi ha smesso di sopravvivere e ora può tornare a vivere.
(voto 8+/10)

mercoledì 20 febbraio 2013

PROMISED LAND, UNA TERRA PROMESSA

"Frateeelli d'Italia, l'Itaalia s'è desta...
Hey, perché mi guardate tutti male? Ho sbagliato inno?"
Promised Land
(USA 2012)
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: John Krasinski, Matt Damon
Cast: Matt Damon, Frances McDormand, John Krasinski, Rosemarie DeWitt, Titus Welliver, Hal Holbrook, Scoot McNairy, Lucas Black
Genere: fracking
Se ti piace guarda anche: Erin Brockovich, L’uomo della pioggia, Di nuovo in gioco, Thank You For Smoking

Promised Land è un film sul fracking.
Nonostante suoni come qualcosa di sessuale, non è qualcosa di sessuale.
Il fracking è infatti la fratturazione idraulica utilizzata per sfruttare i giacimenti di gas naturale presente nel sottosuolo.

CROLLO DEI CONTATTI SU PENSIERI CANNIBALI


"So' Matt Damon ma giro ancora in pullman.
Vedete? Sono proprio come voi poveri comuni mortali sfigati."
Hey, ci siete ancora?
Mi rendo conto che non è proprio il tema più accattivante su cui costruire una pellicola e, sarà mica per questo?, il film negli USA si è rivelato un discreto flop e in Italia sta andando ancora peggio. Eppure Promised Land è una pellicola in grado di offrire spunti di riflessione e allo stesso tempo si rivela miracolosamente un intrattenimento di ottimo livello. Questo perché io sono il più grande appassionato di fracking d'Italia? Nient’affatto. In fondo, anche senza scavare fino a dove c’è il gas naturale, quello del fracking è solo lo spunto di partenza per altro, per riflettere sull’America, così come non solo sull’America. Riflettere sul potere dei soldi e sull’influenza che può avere sulla vita e sulle decisioni che prendiamo. Tutto ruota intorno al denaro. O no?
Ci sono persone che credono di poter comprare tutto, con il denaro. A voi chi viene in mente?
A me un certo imprenditore politico miliardario che crede di poter conquistare chiunque con i soldi, con le lettere e con le sue proposte shock.
Non tutto però e in vendita. Non tutti sono in vendita.

In Promised Land, la potentissima compagnia di estrazione di gas naturale Global spedisce in una cittadina che si trova proprio sopra a un prezioso giacimento di gas due suoi agenti. Il motivo? I due, Matt Damon + Frances McDormand, dovranno cercare di convincere la popolazione locale a vendere la loro terra per poter mettere gli impianti della Global.
A qualcuno, al solo sentire la possibilità di guadagni milionari, gli occhi faranno $ $


"Credo di parlare a nome di tutti i giovani dicendo che non voglio
che Marco Mengoni venga a cantare nella nostra cittadina!"
Qualcun altro invece, memore di Erin Brockovich, avanzerà qualche dubbio. Va bene i soldi, ma non è che ci sono dei seri rischi legati alla salute? Tumori, deformazioni, intossicazioni, morte?
Tra le due fazioni, pro e contro, si scatena quindi una dura battaglia, che sfocerà nelle elezioni comunali. E le elezioni, qualsiasi tipo di elezioni, sanno tirare fuori il peggio dalle persone. Lo sappiamo fin troppo bene.
Contro i rappresentanti della Global, arriverà a dar man forte al partito del no capeggiato dal nonnino sprint Hal Holbrook l’ambientalista John Krasinski.
Matt Damon e John Krasinski dunque rivali sullo schermo, mentre nella vita reale…
No. Cosa pensate? Non stanno insieme. Hanno però scritto a 4 mani la sceneggiatura del film, calibrando bene gli elementi. Da una parte la vicenda sociale, la causa ecologista, il tema della prepotenza delle multinazionali, l’impegno a lasciare un messaggio. Dall’altra gli elementi più hollywoodiani e di intrattenimento, come una buona dose di humour e pure una parte sentimentale.

"C'è una lettera di una fan per te...
Ah no, ho letto male: è per Matt Damon come tutte le altre."
Promised Land è un film che ha tutto, al suo interno. Profondità e leggerezza. Gente fighetta di città e campagnoli bifolchi di campagna. Buoni e cattivi. Dove i buoni non sono come appaiono e i cattivi non sono tanto cattivi.
“I’m not the bad guy.” “Non sono il cattivo,” dice Matt Damon. Dobbiamo credergli? Dobbiamo credere a un uomo che cerca di comprare il terreno e il favore delle persone locali con quello che chiama “fuck-you-money”, dove con l’espressione “fuck-you-money” si intende una cifra di soldi così schifosamente alta da poterti permettere di mandare a quel paese chiunque?
Dentro alla pellicola troviamo quindi sia il cinema commerciale che il cinema alternative, con il secondo ad avere la meglio, perché Promised Land è un film alternative americano. Alternative non vuol dire indie. I due termini possono sembrare simili, sono simili a dirla tutta, eppure c’è una differenza. Gus Van Sant fa cinema alternative da quando la parola indie non era ancora nata o almeno non era ancora cool pronunciarla. E questo è un film alternative, di quelli alla Steven Soderbergh.
Oltre che un film alternative, è un film molto americano, che mi ha ricordato per diversi aspetti Di nuovo in gioco, quello con Clint Eastwood, solo con il fracking al posto del baseball. Il tutto accompagnato dalle belle musiche di Danny Elfman, per una volta al servizio di un regista che non risponde al nome di Tim Burton, e impreziosito (?) persino da un momento “fordiano”, sulle note del Boss Bruce Springsteen, dalla cui canzone "Promised Land" questo film ruba il titolo. E io che pensavo si fossero ispirati a Eros Ramazzotti...

"Mi chiamano l'Uomo in Nero, piccola, vuoi scoprire perché?"
Una storia già vista, quella di Promised Land, eppure raccontata tremendamente bene. Una storia di quelle di cui non so voi, ma io sento il bisogno, oggi come oggi in cui tutti sembrano disposti a tutto per i soldi: uccidere, uccidersi, credere di nuovo alle promesse di un piazzista politico e alle sue lettere…
So già che qualcuno accuserà questo film di essere buonista e moralizzatore, e di avere un finale troppo leggero ed happy. Lo so già perché è accaduto di recente anche con Flight. E lo so già perché io sono uno di quelli che di solito quando non sa come attaccare un film, tira fuori le parole “buonista” o “Fabio Fazio” e se la cava alla grande. Però non fate i cattivi come me e non dite che questa è una pellicola buonista che mi metto a piangere come il vincitore di Sanremo Giovani
UEEEEEEEEE’ UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE’
e poi vi querelo come Corona se scrivete che mi sono messo a piangere.

Riassumendo, Promised Land è un film sul fracking, un film ambientalista, un film alternative americano, ma anche un film su un’elezione, che casca a fagiolo da noi in questo momento e ci ricorda una lezione magari retorica, magari banale, ma sempre preziosa: non tutti sono in vendita e non tutti i voti possono essere comprati. Fuck you, money.
(voto 7,5/10)

Comunque Gus Van Sant, una richiesta: il prossimo film non è che lo fai sul fracking, ma senza la r?


Recensione pubblicata anche su The Movie Shelter.



“Siamo ragazzi di oggi
anime nella città
dentro i cinema vuoti
seduti in qualche bar
e camminiamo da soli
nella notte più scura
anche se il domani
ci fa un po’ paura
finché qualcosa cambierà
finché nessuno ci darà
una terra promessa
un mondo diverso
dove crescere i nostri pensieri
noi non ci fermeremo
non ci stancheremo di cercare
il nostro cammino.”
Eros Ramazzotti - “Terra promessa” -



venerdì 1 febbraio 2013

COGAN IL BARBARO

Cogan - Killing Them Softly
(USA 2012)
Titolo originale: Killing Them Softly
Regia: Andrew Dominik
Cast: Brad Pitt, Scoot McNairy, James Gandolfini, Ben Mendelsohn, Richard Jenkins, Ray Liotta, Sam Shepard
Genere: criminale
Se ti piace guarda anche: Chopper, Slevin, RockNRolla

Bla bla bla blablabla bla bla bla blablabla discorsi noiosi blablablabla cazzate politiche finto impegnate che vorrebbero dire tutto sugli Stati Uniti di ieri oggi e domani in realtà non dicono nulla che non sapessimo già da tipo due secoli blablabla bla bla bla bla sparatoria in slow motion perché fa figo bla bla bla bla bla bla bla bla pezzo di Johnny Cash già suonato in mille altri film e serie tv migliori di questo bla bla bla bla bla bla bla bla bla altri discorsi infiniti che vorrebbero essere come quelli di Tarantino ma col piffero che sono altrettanto divertenti arguti illuminati spassosi geniali bla bla bla bla blablablablablaaaa altra sparatoria con un pezzo retrò che pure questo fa molto Tarantino ma Tarantino di serie B ma che dico? di serie Z bla bla bla bla blaaa e ci mettiamo dentro pure un attacco a tutto il sistema America e pure a Obama che lui non ha cambiato niente change un cavolo bla bla bla bla gli Stati Uniti sono governati dai soldi bla bla ma guarda se non arrivava il regista Andrew Dominik dall’Australia mica lo sapevamo bla bla bla bla bla bla e ci vuole un’ora e mezzo di film per dircelo tra un bla bla e un altro bla bla e pure l’autoradio e le tv non smettono di fare bla bla e c’è pure blad Brad Pitt bla bla e fa il figo e non è che si deve sforzare tanto per fare il figo perché lo è di suo anche se in quella pubblicità di Chanel non sembrava tanto figo ma sembrava imbalsamato bla bla però qui invece torna a fare il figo ma non il figo figo come quando faceva Tyler Durden in Fight Club bla bla bla bla bla bla e parlano ancora quanto e più che in Lincoln bla bla e poi arriva pure James Gandolfini quello dei Soprano e per qualche momento salva il film dalla noia e salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica e a proposito di Zucchero e di gente che ruba lo stile agli altri e cerca di farla franca ma non la fa franca l’ho già detto che il regista di Cogan Andrew Dominik cerca in tutti i modi di copiare Tarantino? bla bla e si vede benissimo anche perché non è che va a copiare un regista di nicchia polacco che nessuno conosce ma copia Tarantino e copiare Tarantino era di moda negli anni Novanta poi tutti si sono resi conto che non si poteva copiare Tarantino perché il suo stile è irreplicabile e chi lo copia fa solo la figura dello Zucchero della situazione e non c’è niente di peggio che fare la figura dello Zucchero della situazione o delle pecore beeeh beeeh ed è proprio ciò che capita qui con Andrew Dominik qualcuno gli spieghi che non sarà mai come Tarantino e laddove i dialoghi di Tarantino sono folgoranti i suoi a me suonano solo come un vuoto inutile bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
bleah
(voto 4/10)

"Tutto il bla bla bla ti è sembrato inutile? Vediamo se preferisci questo, Cannibal..."



Scusate, mi sono confuso. Avevo sbagliato video...



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