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mercoledì 10 agosto 2011

Carissima Sophie

Carissima me
(Francia, Belgio 2010)
Titolo originale: L'âge de raison
Regia: Yann Samuell
Cast: Sophie Marceau, Marton Csokas, Jonathan Zaccaï, Michel Duchaussoy, Juliette Chappey
Genere: Amelie
Se ti piace guarda anche: Il favoloso mondo di Amelie, Amami se hai coraggio, My Sassy Girl

Yann Samuell è uno di quei regista che ha fatto il botto con l’esordio e poi si è perso. O forse è esploso come un kamikaze, insieme a quel botto. Amami se hai coraggio era infatti delizioso (aggettivo che sembra sia stato creato apposta per il film), una delle pellicole romantiche più dolci, divertenti e toccanti che abbia mai visto, complice anche l’alchimia tutta particolare creata dalla coppia (poi anche nella vita) composta da Marion Cotillard e Guillaume Canet. Dopo quel riuscitissimo film da lui diretto e pure sceneggiato, Samuell evidentemente non aveva più nient’altro da dire e da raccontare e si è quindi arenato tra le scogliere della commedia romantica tradizionale, sbarcando negli USA con My Sassy Girl, filmetto guardabile senza infamia e senza lode (anzi, una lode c’era, visto che la protagonista era Elisha Cuthbert!). Con il nuovo Carissima me, il regista è quindi tornato in patria e ha riscritto a modo suo Il favoloso mondo di Amelie, film che già non amo particolarmente ma che qui rivive in maniera ancora meno favolosa.
A rendere la visione comunque accettabile vi è la presenza di Sophie Marceau, per me una delle donne più belle di tutti i tempi di tutti i luoghi di tutti i laghi che passando dal tempo delle mele al tempo delle pere non ha perduto, anzi ne ha pure guadagnato, in fascino. Al contrario del regista Yann Samuel, ammaliante all’esordio, invecchiato in fretta e male, con una pellicola pronta per la prima serata estiva di Canale 5.
Che comunque, va detto, c’è anche di ben peggio: una prima serata invernale di Canale 5, ad esempio.
(voto 5+)


LOL (Laughing Out Loud) ®
(Francia 2008)
Regia: Lisa Azuelos
Cast: Sophie Marceau, Christa Theret, Jérémy Kapone, Marion Chabassol, Lou Lesage, Émile Bertherat, Félix Moati , Louis Sommer, Adèle Choubard
Genere: il tempo delle pere
Se ti piace guarda anche: Monte Carlo, Il tempo delle mele, Notte prima degli esami

Vanno meglio le cose in un’altra commedia sentimentale con protagonista la Sophie più magnifique d’Oltralpe, in questa seconda mini-rassegna dedicata alle attrici francesi dopo quella Ludivine Sagnier-centrica. LOL è una, come si può evincere già dal titolo, pellicola leggerissima, nonché una sorta di tempo delle mele aggiornato ai tempi di Sarkozy e degli SMS. A differenza delle moccianata nostrane, qui c’è però più gusto per la trasgressione, con un’idea più esplicita di sesso & droghe (tanto per dire: la dolce mammina Sophie si fa le canne insieme agli amici!), e un gusto migliore nella scelta della colonna sonora.
La storia fila via incredibilmente liscia, con drammi adolescenziali e confronti generazionali che vedono coinvolte la Marceau e la sua tween figlia. Tutto in fase di sceneggiatura funziona così alla perfezione che gli yankee (sempre pronti a “rubare”, pardon prendere in prestito idee altrui) hanno già messo in cantiere un remake ammericano LOL - Solo quando rido, con Miley “Hanna Banana” Cyrus nei panni della figliola zoccoletta e Demi Moore nei panni della madre. Anche se io quanto a M.I.L.F. preferisco nettamente la Sophie de France.
Il titolo LOL è sicuramente esagerato, visto che non ci si rotola certo dalle risate, ma la visioncina è piacevole come una passeggiata sugli Champs-Élysées. Se poi vi sentite nell’umore da scarpinata poco chic in mezzo alle montagne, lasciate perdere.
(voto 6,5)

mercoledì 18 maggio 2011

BLOG WARS: IL RITORNO DEGLI 80s (PARTE I)

Anche Sophie Marceau ascolta i miei dischi, pardon musicassette
Chiedo l’attenzione ai signori Giurati.
Vorrei parlarvi degli scintillanti anni ’80, un decennio a lungo sottovalutato, quando non addirittura sbeffeggiato. Superficiali, sciocchi, tamarri anni Ottanta: in parte è vero, purtroppo, ed è questo il lato che vi mostrerà domani l’avvocato Mr. James Ford.
Gli anni Ottanta sono però stati anche un decennio fantastico, soprattutto per la musica pop, hip-hop e per l’onda new-wave e post-punk che ha travolto la scena rock, ed è questo quello che vi mostrerò io, o almeno una parte di questo mondo, con 10 tra le 1.000 perle regalateci dalla decade da cui forse è anche cominciato il declino della civiltà occidentale. Ma d’altra parte cosa c’è di più affascinante della caduta?
Benvenuti sul lato migliore degli anni ’80 e godetevi il divertente viaggio, ricordando che questa non vuole essere una lista degli album fondamentali del decennio in senso assoluto, ma soltanto i “miei” preferiti personali.
E adesso la parola a voi Giurati.
Cannibal Kid

P.S. L’immenso “Closer” dei Joy Division è rimasto fuori soltanto perché della favolosa band di Ian Curtis avevo già parlato nei 70s e non volevo ripetermi.

1. The Smiths “The Queen is Dead” (1984)
Cannibal Kid Degli Smiths andrebbe citata l’opera omnia, composta da 4 album e una serie di singoli. Ché loro canzoni-capolavoro come “Please please please let me get what I want” le potevano usare come b-side, talmente grandioso era il loro materiale. Mica come i tuoi poveri artisti pivellini che fanno fatica a infilare una canzone decente una persino in un album. Morrissey, Johnny Marr e compagni hanno fatto la musica britannica degli ultimi 30 anni. Simply the best, c’è poco da fare. Tra i loro album scelgo “The Queen is dead” e se non ti sta bene, Mr. Ford you’re dead!
Ah comunque Ford il Barbaro ti sfido a replicare senza usare le seguenti espressioni: “depressi”, “radical-chic”, “sopravvalutati” e “mi chiamo James Ford e solo i miei dischi sono fondamentali e hanno fatto la Storia della Musica Mondiale e tutto il resto è Merda”.
Mr. James Ford Grande rispetto per gli Smiths e la loro musica, sicuramente importante nella formazione del pop britannico. Detto questo, Ford il barbaro dice: "Schiacciare Morrissey, inseguire Johnny Marr mentre fugge, e ascoltare i lamenti delle femmine mentre li prendi a bottigliate".
Guarda cosa mi fai fare: per darti una lezione devo anche prendermela con i gruppi che mi piacciono.


2. The Cure “The head on the door” (1985)
CK Come per i Beatles nei 60s e David Bowie nei 70s, per la produzione dei Cure negli 80s non c’è che l’imbarazzo assoluto della scelta, tra le meraviglie di varia natura che ci hanno regalato. Per ogni persona-bestia come te che non li inserisce tra le band fondamentali degli anni Ottanta un angelo in Paradiso perde le ali e, tanto per essere equi, all’Inferno un diavolo perde le corna.
La mia preferenza personale assoluta va alla magia pop contenuta in “The head on the door” (con perle come “Close to me”, “In between days” e “Six different ways”), ma adoro pure “Faith”, un disco scurissimo che anticipa le atmosfere di Twin Peaks (sentite “The Funeral Party”), le atmosfere incantate e dark di “Seventeen seconds” e la disintegrazione che non è mai suonata tanto bene come in “Disintegration”.
E a tal proposito, Mr. Ford Balboa, ti disintegro e come Ivan Drago ti spiezzo in due! Per questo non c’è nessuna cure che ti possa salvare. E attento che ti vengo a trovare nei tuoi Sweet dreams come Freddy Krueger e come ninnananna ti canto “Lullaby”.
Potevo dire qualcosa di più anni ’80 di questo?
JF Caro Cannibale-San, non mi fai certo cadere nei tuoi trabocchetti da due soldi con giri di parole come questo, io vesto il Cobra (Kai) e ti spappolo la faccia con il colpo dell'airone, e ti spedisco nella Daydream nation dove ti aspetta il vecchio Jason armato di tosaerba, e io mi godo lo spettacolo schiaffandomi un menù di Burghy.
Detto questo, e rispettando i Cure nonostante la gran voglia di strappare le ali a un buon quantitativo di angeli, confermi il tuo cattivo gusto preferendo questo disco a Seventeen seconds e Faith, enormemente superiori.
CK Ecco: quando non sai più cosa inventarti pur di non ammettere che i miei gruppi sono di gran lunga migliori dei tuoi, ti appigli alla scelta di un album piuttosto che un altro, quando invece l'unica cosa che dovresti fare è scusarti pubblicamente per il fatto di continuare a mettere robette tipo Rick Springfield anziché i Cure o David Bowie!
JF Ti ricordo soltanto che è la stessa tecnica che hai usato tu stesso più volte, forse per mascherare i tuoi discutibili gusti.
CK E allora tu sei un copione gne gne gne gne gneeene!

3. Sonic Youth “EVOL” (1986)
CK I Sonic Youth sono una componente fondamentale nella cultura cannibale, non solo per quanto riguarda il suono, un mix di noise e pop deviato, ma anche per quanto riguarda il mio immaginario tutto. La gioventù sonica mi ha iniziato alla vera musica alternativa, sebbene poi comunque ho deciso di non abbandonare nemmeno la musica pop; ma d’altra parte pure loro sono sempre stati ossessionati dalla (distruzione della) cultura popular. Grandioso anche Daydream Nation, ma a livello personale preferisco questo malefico album EVOL, con il pezzo d’apertura che si chiama “Tom Violence” e dà il nome a uno dei personaggi del mio romanzo nel cassetto che prima o poi (magari) vedrà la luce. I Sonic Youth, oltre che Maestri della scena alternative rock tutta e in particolare dei 90s, sono anche i miei Maestri. Ecco Francis Ford Coppola, almeno adesso sai chi devi ringraziare.
JF Adoro l'odore di radical chic, al mattino!
I suoni sbomballati dei Sonic Youth - che comunque apprezzo - non potranno mai essere all'altezza della passionalità ribollente dei miei guru Beefheart e Waits, anche perchè i tuoi cari finti cattivi, passando così tanto tempo a darsi un tono, non si sono mai avveduti del fatto che, a seguirli, c'erano solo gli antenati degli emo.
Se poi sono loro i tuoi Maestri, ho proprio un bel modo, in mente, per ringraziarli.
Inizia con Botti e finisce con Gliate.


4. Pixies “Surfer rosa” (1988)
CK Spettacolare pure il successivo Doolittle, però la presenza della mia canzone manifesto “Where is my mind?” mi ha fatto propendere per Surfer Rosa con cui surfo sulle tua testa sulle note di un disco che dovrebbe essere sempre suonato ogni qual volta che i vecchi smemorati come te si dimenticano di come debba suonare una rock band. Così, dannazione, e non come i Kiss! A proposito, come ho fatto a dimenticarmelo nell’altro post? Kiss my ass!!!
JF Nell'ass ci finisce la tua tavola formato teen, perchè i Pixies stavano nel mio discman quando ancora i piccoli Cannibali dovevano crescere, e la grandezza indiscussa di questo disco meraviglioso - che non per nulla ho anche io nella mia lista - era già un dato di fatto prima che tu li scoprissi grazie a Fight Club.
Per punizione, dovrò segnarti la mano con il sapone. E dopo, ovviamente, riempirti di botte. ;)

5. Public Enemy “It takes a nation of millions to hold us back” (1988)
CK Ford, per omaggiare i Public Enemy e questo loro album che dice tutto quello che c’è da sapere sull’hip-hop ma non hai mai osato chiedere, ti dedico un rap. DJ, spara la base!

“Fight the Ford”
Nemmeno un milione di Mr. Ford ci può trattenere,
siamo un esercito di cannibali senza catetere
vuoi una mano per dormire, cowboy? noi ti diamo l’etere
anche se ti metti a piangere non usiamo parole tenere
Siamo un esercito di cannibali venuti a sbranarti
sgomma via easy rider sulla tua Harley
mentre ci fumiamo un joint in Paradiso con Bob Marley
Kurt Cobain, Jim Morrison e Ian Curtis
mentre da te nessuno lo pretende un bis
ed hey, prima che hai tirato fuori la pistola
Jack Bauer ti ha strozzato già alla gola
ti facciamo a pezzi come un cubetto caro tamarro d’un Vanilla Ice
dopo il nostro trattamento ti avremo cavato via pure gli eyes
come uno dei tuoi stupidi eroi action ti urliamo: “Ci vediamo all’Inferno”
prima che riuscirai a replicare a ‘sto cazzo di rap sarà già inverno!

JF Per rispondere a dovere a questo tuo colpo magico e rap cannibalistico dovrai attendere la mia lista e trovare il mio disco hip hop del decennio, intanto ti dico che il confronto tra i due pezzi, alla fine, sarà semplicemente come quello tra Fibra e Frankie Hi Nrg. Praticamente, tutti a festeggiare da, con e per Ford.
Tranne te.
CK Preferirei un parallelo 2Pac (io) VS. Notorious B.I.G. (tu): perché sia lì come qui con gli anni Novanta arriveranno i proiettili veri!
JF Paragone perfetto. Io ho sempre detestato 2Pac. Troppo fighetto per i miei gusti.
CK 2Pac fighetto??? Sei proprio un caso senza speranza...

6. The Go-Go’s “Beauty and the Beat” (1981)
CK Cosa c’è di meglio di un bel girl group? Ma è inutile chiederlo a un vecchio orso scorbutico come te, Mr. Ford... L’esordio delle Go-Go’s è dall’inizio alla fine uno degli album più spettacolari e divertenti di sempre, uno di quelli perfetti da suonare ogni estate senza mai annoiarsi e ha avuto la meglio sugli altri loro ottimi album come i successivi “Vacation” e “Talk Show”, sulle figate soliste della loro cantante Belinda Carlisle e sulle meraviglie di Bangles, Bow Wow Wow, Pretenders, Siouxsie and the Banshees, Kim Wilde, Kim Carnes, Joan Jett, Cyndi Lauper… Roba che è meglio se non ascolti perché ti farebbe perdere la tua immagine da burbero macho di frontiera duro e puro…
JF La mia immagine non viene scalfita se invece di cose leggerine pur se ascoltabilissime come questa si scelgono donne tutte d'un pezzo come la grandissima Pat Benatar - che fa polpette di tutte le Belinda Carlisle del mondo - o l'intimista e struggente Tracy Chapman - che non a caso è fieramente entrata nella mia decina -.
Il problema è lo stesso: hai l'intuizione, ma manca la zampata finale, un pò come alle Go go's.
CK Figuriamoci se non mi tiravi fuori la più tamarra: Pat Benatar. Love is a battlefield un corno, questo campo di battaglia prevede solo ODIO!
JF Allora Hit me with your best shot, vediamo cosa sai fare, Drago senza ali!


7. Madonna “The Immaculate Collection” (1990, raccolta singoli anni ’80)
CK L’immacolata collezione di Madonna è una delle raccolte di canzoni più belle concepibili: tutte le sue spettacolari hit infilate una dietro l’altra rappresentano qualcosa di davvero impressionante. So che in fin dei conti Madonna un poco piacerà pure a te, sebbene il pop per te rimane sempre una musica di serie B rispetto al fuoco sacro del rock.
Lancia pure qualche frecciata, se vuoi, però ti ricordo che per ogni bestemmia contro la Madonna sono 10 Ave Maria e per ogni volta che pronunci invano il nome di Jesus “Cannibal” Christ sono 10 Padre nostro. Quindi fai te due conti…
JF Soltanto per creare scompiglio nella tua chiesa, razza di pronipote di Palpatine XVI, bersaglierei volentieri Madonna, ma dato che si sta parlando di un'icona e il suo inserimento nella tua lista mi pare doveroso, starò buono e ripenserò alle iene, alla fava grossa e a Charlie Chan.

8. The Stone Roses “The Stone Roses” (1989)
CK Ponte ideale tra i suoni danzerecci della Madchester anni ’80 e il brit-pop dei prossimi anni ’90, l’esordio degli Stone Roses è uno dei simboli della pura inglesità in musica, oltre che un’autentica goduria per chiunque ami i grandi dischi in qualunque parte del mondo, a parte Fordlandia.
L’apertura con “I wanna be adored” è da leggenda, dopodiché si prosegue tra melodie appiccicose, atmosfere sognanti e ritmi irresistibili. Inchinati anche tu nell’adorazione delle mie scelte musicali, Mrs. Ford. Ormai è la cosa più dignitosa che ti è rimasta da fare.
JF Non voglio infierire troppo sulle tue discutibili scelte filobritish che non prevedono neppure un pò di pepe a stelle e strisce, così passo oltre apprezzando il coraggio che mostri nel cercare di provocare le mie bottigliate a tutti i costi, un pò come fossi la Rachel Berry della rete. Ma sei che ti dico, cara Barbra in erba!? Che questa volta mi comporterò da vero gentlemen inglese, e momentaneamente ti risparmierò il pubblico ludibrio.
CK Di America ce n'è eccome: Sonic Youth, Pixies, Public Enemy, Go-Go's, Madonna... la conosci la geografia? Tu piuttosto, nemmeno un nome inglese nella tua listina e ancora stai a parlare, Puckerman con la cresta da mohawk? Sono capitate più cose nella sola Manchester degli 80s di quante ne siano mai successe nell'intera storia della tua intera Fordlandia musicale...
JF Sono capitate un sacco di cose, a Manchester: calcio, birra e fabbriche.
A Fordlandia non andremo forte in geografia, ma almeno un pò di vita riusciamo a ritagliarla allo squallore! ;)


9. New Order “Brotherhood” (1986)
CK Dopo la morte di Ian Curtis, gli altri Joy Division hanno messo su i New Order e hanno continuato facendo musica grandiosa, molto diversa dalla band precedente, più orientata verso l’elettronica e la dance, eppure sempre interessante e ricca di idee con una produzione pazzesca tra singoli da applausi e album notevoli, tra cui scelgo “Brotherhood” perché contiene la mia preferita “Bizarre love triangle”. Adesso che non hai la scusa di fare battutacce sulla morte e sul suicidio davvero di pessimo gusto e che non fanno ridere nemmeno i polli, a cosa avrai intenzione di appigliarti, malefico Fordy Knoxy?
JF Qui entriamo nella città dolente dei Cannibali perduti: pur riconoscendo il valore musicale dell'opera in questione, due sole parole possono descrivere la noia mortale di prodotti come questo in un decennio spumeggiante come quello degli indimenticabili eighties: CHE PALLE!
Con tutta la depressione che mi farai sorbire nel corso dei novanta, dovevi proprio schiaffarci dentro anche questo!?
CK Considerando che il tuo concetto di divertimento è qualche vecchio di 90 anni in concerto per sola voce e chitarra, la musica ritmata, ballabile, goduriosa, malinconica (ma non depressa) dei New Order sì, hai ragione: è davvero noiosa!


10. Tears for Fears “The Hurting” (1983)
CK Certo che è davvero un Mad World, quello in cui si sono persone con dei gustacci come Mister Mistero Ford. Però è giusto che sia così, se no poi chi ci sarebbe da criticare?
I Tears for Fears sono la rappresentazione della scrittura pop 80s ai massimi livelli e in questo esordio hanno tirato fuori alcune delle loro cose migliori, da Change e Pale Shalter alla grandiosa Mad World poi riproposta in chiave acustica da Gary Jules nella colonna sonora del capolavoro (hai letto bene, Fordino) Donnie Darko. Un film che la mente mad ma poco elastica del nostro cowboy Jimmy Ford non riuscirà a capire neanche tra un migliaio di anni… Ma in fondo (proprio in fondo in fondo), ti vogliamo bene anche per questo, vecchia roccia!
JF Tenero fiorellino Cannibale, anche da queste parti, molto in fondo e ammettendolo soltanto all'apice di una sbronza, ti si vuole bene, ma il giorno in cui Donnie fichetta Darko sarà considerato un Capolavoro sarà l'Apocalisse, e Kubrick, Eisestein e Kurosawa usciranno dalle loro tombe per banchettare con il tuo cervello.
E giusto per farsi due risate, faranno a pezzi tutta la tua collezione di preziosi dischi dei Tears for fears.

Domani se proprio ci tenete verrà presentata anche la lista di Mr. James Ford, altrimenti potete anche andare a fare una gita fuori porta che tanto non vi perdete niente…

giovedì 2 dicembre 2010

Recensione in anteprima mondiale di The Tourist con Johnny Depp e Angelina Jolie

The Tourist
(USA 2010)
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Cast: Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton, Rufus Sewell, Christian De Sica, Neri Marcorè, Alessio Boni, Raoul Bova, Nino Frassica
Genere: glamour spy thriller
Links: IMDb, mymovies
Uscita: 17 dicembre 2010

Ok. Forse il titolo del post può essere considerato un tantino depistante e pure falso. Questa non è la recensione dell’attesissimo “The Tourist”, film che probabilmente nemmeno i super divi Deep Johnny & Angelaina Jolay hanno ancora visto, considerando che la premiere mondiale avverrà solo il 6 dicembre a New York. È invece la recensione del film francese a cui è ispirato, però se nel titolo scrivevo “Recensione di Anthony Zimmer” a chi cavola fregava qualcosa? E comunque il titolo del post è solo una bugia bianca, o una mezza bugia se vogliamo, visto che dalla pellicola originale ho cercato di capire come potesse essere il remake pappa-l’americano-mericano, con una recensione-previsione da autentico veggente.


Anthony Zimmer
(Francia 2005)
Regia: Jérome Salle
Cast: Sophie Marceau, Yvan Attal
Genere: glamour spy thriller
Links: IMDb, mymovies
Se ti piace guarda anche: The Tourist, Caccia al ladro, Frantic, Wanted, Salt


“Anthony Zimmer” è un gradevole spy-thriller francese che in Italia nemmeno si sono degnati di distribuire e a sua volta è ispirato a “Caccia al ladro” (1955) di Hitchcock, quindi “The Tourist” alla faccia dell’originalità sarà il remake di un remake. Ulteriore segno che a Hollywood hanno finito non solo le idee, ma anche l’idea di avere un’idea, tanto che si mettono a saccheggiare carini ma non sorprendenti film francesi con Sophie Marceau come questo e a breve anche la commedia romantica “LOL (Laughing Out Loud)”.

La storia alquanto banale di “Anthony Zimmer” è il solito intreccio spy-story con tanto di scambio di persona. Un pericoloso criminale ha infatti modificato il suo volto e adesso tutti lo cercano, compresa la sexy spia interpretata da Sophie Marceau, il vero motivo per cui vale la pena di vedere questo film.
In “The Tourist” il suo personaggio sarà interpretato da Angelina Jolie e tutti i suoi fans ne saranno soddisfatti, visto che è il classico ruolo di spia (apparentemente) spietata e senza sentimenti che Angelina interpreta da una vita, vedi “Salt”, “Wanted”, “Mr. & Mrs. Smith”, “Tomb Raider” e in pratica quasi ogni altro suo noioso film. Per me però non c’è paragone: Angelina cyborg Jolie non la sopporto, mentre Sophie Marceau è per me una delle donne più belle e affascinanti e bone di tutti i tempi e da “Il tempo delle mele” a “il tempo della mezza età” gli anni non hanno fatto che aggiungerle ulteriore fascino.
Al contrario Johnny Depp non dovrebbe avere vita difficile a surclassare il mediocre Yvan Attal e a formare con la Jolie quella che sarà definita la coppia più cool e glamour dell’anno. Quanto alla location, si passa dalla mia amata Nizza di “Anthony Zimmer” alla più popular Venezia di “The Tourist”, che comunque non è da buttare.

Le speranze per il remake ammericano sono però da affidare soprattutto alle mani del tedesco Florian Henckel Von Donnersmarck, regista dal nome semplice che all’opera prima ha sfornato il premio Oscar “Le vite degli altri” e come seconda si è scelto il remake di un piacevole ma nulla più filmetto francese. Perché? Per soldi? Per lavorare con le superstar Johnny&Angelina? Per tirare di coca col gotha di Hollywood?
Certo la sceneggiatura di “Anthony Zimmer” non brilla per originalità e ha uno dei finali più prevedibili nella storia del cinema, quindi a meno che non sia stata stravolta completamente non aspettatevi certo una storia ricca di sfumature e significati come quella perla di “Le vite degli altri”.
Quando Tom Cruise ad esempio ha deciso di produrre il remake dello spagnolo “Apri gli occhi” l’ha fatto perché quella era una storia davvero originale che meritava di essere saccheggiata da Hollywood e che poi Cameron Crowe ha trasformato in “Vanilla Sky”, uno dei film pop a mio parere fondamentali dell’ultimo decennio.
La possibilità per Von Donnersmarck nell’imminente (esce il 17 dicembre) “The Tourist” sarà dunque quella di cimentarsi in un thriller dalle atmosfere hitchockiana-depalmiane con qualche richiamo anche a “Frantic” di Roman Polanski, ma la sensazione è che molto difficilmente ripeterà l’exploit di “Le vite degli altri”. Anche perché avete visto qualche filmato di “The Tourist”? Ebbene sì, nella parte del detective c’è persino un Christian De Sica con tanto di inglese maccheronico e allora anziché “Le vite degli altri” in salsa spy-glamour è già tanto che il film non finisca per diventare “Natale a Venezia”.
(voto a Anthony Zimmer: 6,5; previsione di voto a The Tourist: 5,5)

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