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lunedì 27 aprile 2020

Top e flop di aprile 2020: è stato un grande mese, se non altro per la musica





E' stato un grande mese!
Per la musica. Per il resto mica tanto.
Ecco alcune cose che sono passate - virtualmente - da casa mia negli ultimi giorni.


mercoledì 3 settembre 2014

LE MIE CANZONI PREFERITE - 70/61





La Top 100 delle canzoni preferite da Pensieri Cannibali andrà avanti per sempre e sempre e sempre?
No, dai. Non siamo giunti ancora nemmeno alla metà e sono in arrivo ancora tanti bei pezzi e tante sorprese.
Non ci credete?
State sintonizzati sulle frequenze della radio cannibale e intanto beccatevi questa nuova decina, subito dopo aver recuperato le posizioni dalla 100 alla 91, quelle dalla 90 alla 81 e poi ancora quelle dalla 80 alla 71.

"Siete pronti per fare un po' di casino?
Bene, allora andate da un'altra parte, maledetti casinisti!"


70. XTC “This Is Pop?”
This is pop?
Oh yes, it is. Ed è anche il tipo di pop che più mi piace.



69. Adele “Don’t You Remember”
La voce di Adele ha il potere di sciogliere anche il più freddo tra i cuori e persino io, ascoltando questa canzone, ogni volta non riesco a trattenere le lacrime. Devo vergognarmene?



68. Interpol “Evil”
Il male non è mai suonato così bene.



67. Siouxsie and the Banshees “Happy House”
Non fatevi ingannare dal titolo.
Questa non è una canzone house.
Né tanto meno una canzone happy.



66. Cake “The Distance”
Uno dei pezzi che più mi esaltano in assoluto.
Non lo conoscete?
E mangiatevi anche voi 'sto pezzo di torta!



65. Buzzcocks “Ever Fallen in Love (With Someone You Shouldn't Have)”
Anche i punk hanno un cuore.
E batte per chi non dovrebbe...



64. Tears for Fears “Everybody Wants to Rule the World”
Partono le note di questa canzone e subito si viene catapultati indietro negli anni Ottanta.
Non serve manco noleggiare la DeLorean.



63. Katy Perry “Teenage Dream”
Per un patito di robe teen e di musica pop e pure di tettone come me, questa non è solo una canzone.
E' un sogno adolescenziale a occhi aperti.



62. Smashing Pumpkins “Bullet with Butterfly Wings”
Tra i tanti obiettivi nella vita che non sono riuscito a raggiungere, uno dei miei più grandi rimpianti è quello di non avere mai posseduto la t-shirt con scritto "Zero" come Billy Corgan degli Smashing Pumpkins dei bei tempi. Ce la farò mai ad averla?



61. Strokes “Last Nite”
Gli Strokes dimostrano quanto sia facile scrivere una grande canzone rock'n'roll.
Basta che sia così...


mercoledì 1 gennaio 2014

MUSICA CANNIBALE 2013 – TOP CANZONI, DALLA 20 ALLA 11



Ripresi dal Capodanno?
Sì?
No?
Non riuscite ancora a capirlo?
Qualunque sia la risposta, ecco un po' di musica di tutti i generi e di tutti i tipi per cominciare bene l'anno nuovo ascoltando una manciata dei pezzi migliori (almeno secondo codesto blog) dell'anno appena passato.
Oggi la decina (anzi 11, visto che un gruppo ha fatto doppietta) di canzoni che ce la stavano per fare a entrare in Top 10 e poi invece no, sono rimaste crudelmente fuori. Tra l'altro sono presenti anche band, come Nine Inch Nails e Strokes, di cui non ho amato particolarmente il loro ultimo album nel complesso, però almeno un pezzo valido quest'anno sono comunque riusciti a tirarlo fuori.

20. Nine Inch Nails "Came Back Haunted"
La canzone più infestata del 2013.

(attenzione al video della canzone diretto da David Lynch che può causare attacchi epilettici, e non è uno scherzo)



19. Strokes “One Way Trigger”
La canzone più cazzona e 80s del 2013.



18. Bastille “Of the Night”
La canzone più non si esce vivi dagli Anni '90 del 2013.



17. Churchill “Change”
La canzone più Barack Obama del 2013.



16. Martin Garrix “Animals”
La canzone più animalesca del 2013.



15. Owl Eyes “Nightswim”
La canzone più da film Drive del 2013.



14. Paramore “Still Into You”
La canzone più cariiiiina dell'ann♥.



13. Phosphorescent  ”Song for Zula” e “Ride On / Right On”
Le canzoni più du gust is megl che uan del 2013.





12. Yeah Yeah Yeahs “Sacrilege”
La canzone più blasfema del 2013.



11. David Lynch & Lykke Li “I’m Waiting Here”
La canzone più da Twin Peaks del 2013.



martedì 2 aprile 2013

ALBUMI (STROKES, BON JOVI, SHOUT OUT LOUDS, FOOT VILLAGE)


Strokes “Comedown Machine”
Che Stronzi, gli Strokes. Soprattutto quando giocano a fare gli Strokes. A convincere meno nel loro quinto nuovo album sono infatti proprio le canzoni in cui gli Strokes fanno gli Strokes, con una serie di pezzi che non avrebbero mai avuto le carte in regola per finire nella tracklist dei loro primi due ottimi album, e forse nemmeno nei due successivi. Il singolo “All The Time” è una valida fotografia della mancanza di freschezza della parte più rock’n’roll del disco.



Quando gli Strokes non fanno gli Strokes e provano qualcosa di differente, è lì invece che si sentono le cose più piacevoli: l’apertura poppeggiante “Tap Out” sfoggia una melodia vincente, la malinconica “Happy Ending” alla fine prende bene, “One Way Trigger” è la loro rilettura personale di “Take On Me” degli a-ha ed è 80s paracula quel tanto che basta per mettere di buon umore. Meno convincente il resto.
Tra musichette anni Ottanta che ricordano il disco solista di Julian Casablancas, atmosfere da time machine più che da “Comedown Machine”, qualche luce, diversi momenti spenti, gli Strokes questa volta non riescono a portare a casa il risultato pieno e danno l’impressione di una band in inevitabile fase calante.
D’altra parte da un album che si intitola “Macchina della delusione” che altro aspettarsi?
(voto 5,5/10)



Shout Out Louds “Optica”
Vi piacciono i Cure?
Allora non rompete le palle e ascoltatevi questi Shout Out Louds. Hanno un suono proprio, fanno le loro cose ma, sarà per la voce molto Robert Smith del cantante, a me ricordano loro, i Cure. Lo dico come un complimentone. Non sono una tribute band, né si limitano a scimmiottarli. Piuttosto ne fanno una libera reinterpretazione personale.
Il risultato sono una manciata di canzoni più che piacevoli, e alcune davvero adorabili, come la magnifica “Sugar”, dolce zuccherino posto in apertura.



“Optica” degli svedesi Shout Out Louds è un disco di quelli non in grado di cambiare le sorti della musica mondiale, non che ce ne siano molti in circolazione al momento, ma di quelli da ascoltare per sentirsi più leggeri. Ecco cos’è questo disco: un rimedio contro la pesantezza.
(voto 7+/10)



Bon Jovi “What About Now”
Parlare male di questo disco sarebbe come sparare contro la Croce Rossa.
Attività sempre divertente, eh, però non si fa.
PUBBLICITA’ PROGRESSO: Ragazzi, non si spara contro la Croce Rossa!
(s.v. perché non ce l’ho nemmeno fatta ad ascoltarlo tutto, che se no la Croce Rossa serviva davvero a me)

"Ahah, bella la tua recensione, Cannibal. Te possino..."



Foot Village “Make Memories”
I Foot Village sono un gruppo formato da quattro batteristi. Due di loro, un ragazzo e una ragazza, sono i cantanti. Cantanti è una parola grossa… sono due pazzi che per la maggior parte del tempo urlano.
In pratica: una delle “cose” più punk, folli ed esaltanti sentite negli ultimi tempi.
YEEEEEEEAH.
(voto 7/10)




mercoledì 1 giugno 2011

BLOG WARS: LA MINACCIA DEGLI ANNI ZERO (PARTE I)

Donnie Darko si unisce ai Cannibali (armato)
per fare il culo alla squadra di Mr. Ford
C’era una volta un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, ma anche i Nirvana, i Joy Division, gli Smiths e tutti quei gruppi più o meno depressi che hanno fatto la Storia della Musica. Quel pischello si chiamava James Ford, senza il Mister davanti, e aveva degli ottimi gusti musicali e cinematografici. Ma poi in una piovosa nottata estiva dei primi anni ‘90 qualcosa di terribile gli successe. Non se ne conoscono bene i dettagli, giusto qualche informazione raccattata qua e là, per un grande puzzle tutt’ora irrisolto. Eppure in quella oscura notte qualcosa di agghiacciante gli capitò. Forse una banda di radical-chic lo prese a botte picchiandolo selvaggiamente con i loro borselli Louis Vuitton. O forse era un gruppo di grungers reduci da un concerto dei Nirvana che lo assalì. Fatto sta che lui vide solo quelle camicie a quadroni e allora pensò fossero fan di Kurt. Ma chissà, magari erano solo dei montanari di passaggio giù in città…
Fatto sta che da quel giorno James Ford andò a casa e bruciò tutti i suoi dischi di alternative rock e passo al più tradizionale e palloso classic rock, si mise ad ascoltare i vecchi cantautoroni di una volta, di quelli che oggi non ne fabbricano più (e meno male) e decise di mettere quel Mister davanti al suo nome, giusto per darsi un’aria più rispettabile e da anziano. Quel giorno decise anche di dichiarare guerra a tutti i radical-chic del mondo e nel corso degli anni gli andò anche bene e ne sconfisse parecchi. Tutto questo fino a che incontrò un certo Cannibal Kid a sbarrargli la strada. Lui non era come gli altri radical-chic che aveva incontrato fino ad allora: era qualcosa di più terribile, era la sua nemesi, era l’anti-Ford per eccellenza.
Leggenda vuole che Cannibal Kid se ne stesse sul bordo di un grattacielo, mentre stava pensando se buttarsi giù o meno, mentre canticchiava “I hurt myself today, to see if I still feel”. Il suicidio era tutto ciò che desiderava, il suo male di vivere lo opprimeva troppo, non per una ragione in particolare ma solo perché si sentiva incompreso dal resto del mondo, quand’ecco che sentì un tamarro sotto che si ascoltava Kid Rock con lo stereo sotto braccio a tutto volume e allora decise che una ragione di vita ce l’aveva ancora. Doveva eliminare quegli zarri dalla faccia della Terra, far capire loro che esisteva della grande musica, dei film che non erano quelli con Stallone, Van Damme e Schwarzenegger, della roba insomma di buon gusto. Quel tamarro che passava lì sotto era Mr. James Ford, inconsapevole di aver appena salvato una vita. Ma Cannibal Kid anziché ringraziarlo volle andare a stanarlo per dichiarargli guerra.
Era dai tempi di Batman contro Joker, anzi della Moratti contro Pisapia, che non si vedeva una sfida del genere. I due combatterono a lungo sanguinosamente, distruggendo interi villaggi e popolazioni innocenti la cui unica colpa era stata quella di essere finiti in mezzo alla loro battaglia apparentemente infinita. Quella battaglia però era destinata a finire in una maniera epica, come tutte le grandi rivalità che si rispettino, con uno scontro all’ultimo sangue. E il finale di questa storia, di questa leggenda, di questo mito verrà scritto… ora.
Cannibal Kid

P.S. Questi sono i miei dischi preferiti degli Anni Zero...

1. Radiohead “Kid A” (2000)
Cannibal Kid Ok Computer aveva segnato la mia adolescenza con inchiostro indelebile e Kid A credo sia stato quindi l’album che ho atteso con maggiore curiosità in vita mia. Il primo ascolto è risultato uno shock, ma tempo pochi giorni e questo album alieno sceso sulla Terra da un altro pianeta mi aveva già conquistato. I Radiohead c’erano riusciti: due dischi epocali uno in fila all’altro e questo era una vera rivoluzione. Una band pop-rock che abbandonava le chitarre, i sentieri facili e copriva anche la voce di Thom Yorke, marchio di fabbrica della band, con mille effetti fino a renderla irriconoscibile. Una fuga dal successo facile (che a me ricorda quella di Kurt Cobain nel post-Nevermind) che dopo The Bends e Ok Computer avrebbe potuti renderli i nuovi U2, ma loro hanno scelto un’altra strada, una più coraggiosa, e alla fine sono diventati qualcosa di molto più grande. Così si fa!
A livello personale è stato uno degli album che hanno segnato di più la mia crescita musicale e anche il mio allontanamento dal rock tradizionalmente inteso verso altri lidi, che hanno portato anche alla nascita del mio alter-ego Cannibal Kid come autore di musica elettronica (nickname poi mantenuto anche in qualità di blogger) che potete sentire QUI (CANNIBAL KID MYSPACE)
e così mi sono fatto pure la marketta, Ford.
Mr. James Ford Fatti pure tutte le marchette che vuoi, piccolo Cannibale, non serviranno ad evitarti il destino di finire travolto dalla potenza della musica in toto, e non solo quella di nicchia che ascolti tu con tanta ostentata presunzione.
Per il resto, su questo disco non posso proprio dire nulla, anche perchè è il mio preferito dei testadiradio, ed uno dei migliori - se non il migliore - dell'appena trascorso decennio.

2. Sigur Ros “Agaetis Byrjun” (2000)
CK Se c’è una musica che immagino suonata nel mio Paradiso personale è questa. Un disco angelico, anzi divino, proveniente dall’immensità della natura islandese e realizzato da un gruppo di folletti, dei tipi strambi come e forse ancor di più di Bjork. Mentre io me ne sto in Paradiso insieme a Kurt Cobain, Ian Curtis e a tutti gli altri miei amichetti suicidi maledetti, tu brucerai all’Inferno, Mr. Ford. Perché nel mio “paradiso artificiale” (come a te piace tanto chiamarlo) il suicidio non è considerato un peccato, mentre dire mostruosità come hai fatto tu contro Kurt e Ian e ascoltare schifezze come Kid Rock lo sono eccome. Anzi, sono peccati mortali!
JF Non ho mai pensato a quale musica vorrei sentire nel mio paradiso personale, anche perchè voglio tanto, ma proprio tanto, godermi le cose qui, dato che non si sa mai che dopo non ci sia un bel cazzo di niente, e mi sentirei fregato.
Quindi ti lascio volentieri insieme ai tuoi coniglietti suicidi mentre io qui mi sbronzo e vado in giro a fare un pò di bisboccia con Kid Rock, o altrimenti, dato che ormai entrambi stiamo mettendo su gli anni, me ne sto in giardino per una bella grigliata con gli amici, le donne, i bambini, gli animali e un bel pò di Gran Torino. Che, peraltro, si svolgeva a Detroit, Michigan. Città di Kid Rock.
Tutto torna, no!? Il mio paradiso è questo, almeno ora. E me lo posso vivere senza morire.
E sai che ti dico!? Che dopo una bella mangiata e bevuta, mi posso addormentare felice ascoltanto i Sigur Ros, che mi piacciono pure, alla facciazza tua!
CK Detroit è la città della Motown, di Eminem e della prima techno, mentre Kid Rock te lo suchi solo tu! E ocio a grigliare bene la carne, non vorrei mai che qualche malefico cannibale avesse accidentalmente aggiunto del veleno buaahah :)
JF Il veleno se lo saranno già sparato tutto in vena i tuoi amici degli anni novanta, quindi non mi preoccupo. E come ti ricorderò anche domani, Eminem e Kid Rock sono molto amici.


3. Daft Punk “Discovery” (2001)
CK Questo è uno dei dischi che risuonava durante la memorabile gita di 5a liceo a Barcellona: la prima cotta pesante, la prima ciucca pesante (e Mr. Ford che mi crede tossico dirà anche la prima droga pesante). Giorni confusi e alcolici, il cui ricordo è un po’ sfumato ma che comunque erano accompagnati anche dalle note dei Daft Punk, che poi sono stati la colonna sonora dell’intera estate 2001, quella del passaggio da liceo a università, il passaggio in teoria verso la fase adulta che però nel mio caso di eterno Peter Pan non si è compiuto ancora del tutto. E forse non si compierà mai. D’altra parte preferisco così piuttosto che diventare come Ford che a 30 anni parla già come un ultraottantenne. Questo comunque è uno dei più grandi party album mai realizzati nella storia, ed è un party a cui tu Ford non sei gradito. Mi dispiace, il tuo invito si dev’essere perso per posta. Tu però direi che anche tu li hai messi nella tua lista. Ma come? Loro non sanno suonare la chitarra né alcuno strumento, il loro sound è fatto tutto ai computer, quindi per te dovrebbero essere solo dei nerd sfigati che la musica, quella vera, nemmeno sanno cos’è. E invece no, ti piacciono solo perché… sono mascherati?!? Però loro, al contrario dei buffoni tuoi amichetti, non sono dei clown ma solo degli idoli!
JF Pensa che roba: scopro che anche per il mio antagonista Barcellona è stato un importante crocevia. Del resto, è una città fantastica.
Io, però, ci andai la prima volta nell'estate del 2006, già un pò più in là con gli anni, e da solo.
Non giravano i Daft Punk, ma fu un viaggio incredibile che mi portò ad essere l'ultraottantenne di oggi. O forse al nostro signor Peter Pan proprio non va di capire come funzionano le cose una volta che è spuntata la barba, ed occorre cominciare a farsi un bel mazzo anche quando si ha un uncino al posto di una mano.
Detto questo, i nostri mascherati amici non sono anche nella mia lista in quanto tali ma perchè, pur non suonando alcuno strumento, hanno l'impostazione mentale dei grandi compositori - qualcuno ha detto cantautori!? - e io, che adoro i festeggiamenti, non potevo proprio farne a meno.
Piuttosto tu, depresso Cannibale, com'è che ti tuffi in un party!?
CK Ah ecco perché sei così malvagio: sei il maledetto Capitan Uncino!
Tu comunque puoi andartene giusto alle tue feste per metallari e motociclisti tatuati, o al massimo a ballare DJ Francesco con i tuoi amichetti pirati.
JF Naaa, è molto più divertente venire a disturbare alla tua festicciola dalla scarsa vitalità. ;)

4. Arcade Fire “The Funeral” (2004)
CK Una sola parola: Funeral.
Il tuo, Mr. Ford.
BANG
JF Una sola parola: Fire.
"And if you don't like my fire
then don't come around,
cause I'm gonna burn one down".
Così ci ho fatto stare di nuovo Ben Harper.
CK Ma chi è, quella lagna che passano adesso nei (peggiori) supermercati? Ah già, ancora quel Bruce Harper...


5. The Strokes “Is This It” (2001)
CK Cosa facevi l’11 settembre 2001, Mr. Ford? Eri sull’aereo presidenziale insieme al tuo amichetto repubblicano George W. Bush? Io invece quel giorno ricordo che stavo scaricando un paio di pezzi degli Strokes da Napster (cosa che fa molto ma molto anni zero), poco prima di apprendere la news dalla tv. Nelle giornate successive mi acquistai il loro disco d’esordio e quella fu la soundtrack di quello strano periodo, in cui alla confusione della situazione internazionale si aggiungeva quella mia personale tra un trasloco e il passaggio dal liceo all’università. E qua, parafrasando il “tuo” Battiato, canticchio: strani giorni, vivevamo strani giorni.
JF Noto con piacere che il mio scrivere aneddotico ed autobiografico comincia ad influenzarti. Il mio lavoro ai fianchi, evidentemente, serve. Entro la fine dell'anno, forse, ti troveranno seduto su una sedia a dondolo in veranda a bere birra e grugnire minaccioso.
Ad ogni modo, l'11 settembre 2001 ero a Santorini sui tetti delle case di Oia a vedere il tramonto in occasione del compleanno della mia fidanzata di allora, e ricordo le code dei turisti americani ai pochi telefoni pubblici del paese e la suddetta ex che nascose il telecomando della tv una volta rientrati in camera per non farmi vedere i notiziari - allora avevo una paura fottuta dell'aereo -.
Strani giorni davvero.
E tornavo col pensiero all'ottobre 1995, quando sul World trade center ero salito, per rimanere ancora più allibito.
Non pensavo davvero che una cosa così enorme potesse venire giù.
Ma del resto, sarà così anche per le tue certezze.
CK La birra io già la bevo, e abbondantemente. Tu fisichella mi sembra invece che la sdegni e quindi puoi giusto limitarti a grugnire sul dondolo scassato...
JF Possiamo dividerci gli alcoolici, allora: beviamo la stessa quantità, tu birra e io Jack. E ti faccio ubriacare comunque prima di essere anche solo lontanamente sbronzo.


6. The National “Boxer” (2007)
CK Ora faccio un po’ il Mr. Ford della situazione:
“Questo disco lo ascoltavo sull’interregionale Milano-Torino alle 7 di mattina e tutti i pendolari mi gravitavano intorno con le loro vite precarie e sospese, mentre io mi sentivo da un’altra parte, sulla Route 66 insieme a Kerouac, immerso nell’immensità della natura come in un film di Herzog o Malick e il vento mi sussurrava tra i capelli parole dolci e dure allo stesso tempo. Così è la vita, un po’ mamma un po’ porca.”
Ah, Mr. Ford: ma smettila con i tuoi riferimenti pseudo colti che poi dai del radical-chic a me e fai solo la figura del Ligabue dei poveri: sei cresciuto con gli 883, piantala di citare John Milton!
Adesso invece parlando seriamente (o quasi), ho ascoltato questo disco dei National proprio facendo il pendolare nel periodo in cui stavo preparando la tesi di laurea specialistica. Peccato che in Italia sia inutile persino la laurea triennale quindi questo mio tentativo di tirarmela fallisce invano… D’altra parte viviamo in un “Fake Empire”, quindi quale migliore colonna sonora dei National?
JF Sono contento che almeno tu faccia ironia sui tuoi tentativi di tirartela, così mi risparmi almeno un pò della fatica di queste continue bottigliate.
E ora, tanto per farti incazzare un pò, e ammettendo la mia poliedricità che permette un ascolto degli 883 nel corso della lettura di John Milton, torno a sfoderare Kid Rock, che in una canzone esalta l'amore per la persona più importante della vita e nella successiva grida "ti scoperei come se non ci fosse domani". In fondo, è così che vanno le cose.
E comunque, questo disco è proprio una palla.
CK Non definirla poliedricità, Ford: nel tuo caso si chiama solo pessimo gusto ahahah!
Basta però con Kid Rock, così continui solo a fare del male a te stesso, considerando come abbiamo già visto che non piace a nessuno. Il tuo è davvero un comportamento SUICIDA. Non è ironico???
Detto da te che il disco è una palla, i National (che fanno la vera musica dell'Ohio e del cuore degli Stati Uniti) lo possono prendere giusto come un complimento, visto che ti diverti con mattonazzi come La corazzata Potemkin e Valhalla Rising, mio caro logorroico Barbalbero!
JF Barbalbero sarai tu, inchiavardato nell'humus dell'Ohio, da dove potevano venire solo i tuoi amichetti Gleek!
CK Ma come parli???


7. PJ Harvey “Stories from the city, stories from the sea” (2000)
CK PJ Harvey è tra i pochi artisti al mondo a non sbagliare mai un colpo: da 20 anni in giro e ogni suo album suona diverso ma ugualmente interessante. Tra tutte le sue numerose perle, scelgo queste storie dalla città e dal mare: ipnotiche, nervose, cariche di elettricità.
Grande PJ, sempre
pessimo DJ tu Mr. Ford, sempre!
JF Sarò anche un pessimo dj, ma non posso che applaudire pj.
Finalmente scegli una cantautrice degna di nota per la tua selezione.
Cominci a sentirli, tutti quei colpi al corpo, Cannibale!?

8. Arctic Monkeys “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” (2006)
CK In compagnia dei Gorillaz, ci metto anche le scimmiette. Se tu sei un fan del genere circense, Ford, io invece metto su un bello zoo!
Questo disco degli Arctic Monkeys è uno degli esordi più freschi, frizzanti ed energici dell’ultimo decennio, una bella scossa per chi crede ancora che un gruppo di ragazzotti possa cambiare il mondo a suon di rock’n’roll. Ma tu Ford ormai forse sei troppo invecchiato (male) per ricordarti di queste cose…
Il disco è inoltre il primo passo di un grande talento in costante crescita come il cantante della band Alex Turner, che negli ultimi tempi tra Last Shadow Puppets e carriera solista sta dimostrando di essere uno dei migliori giovani dell’ultima generazione. Tu Ford invece sei solo uno di quelli invecchiati più precocemente della tua generazione uahaahahah!
JF Altro disco più che apprezzabile, anche se continuo a pensare che Turner debba ancora togliersi di dosso la ruggine dell'essere acerbo e crescere definitivamente fino ad affermarsi per il grande talento che è.
Inoltre, hai inserito uno degli album di riferimento di mio fratello, quindi sento che il mio lavoro educativo con te, giovane Kid, sta dando finalmente i suoi frutti.
CK E con questa abbiamo scoperto che tuo fratello ha gusti di gran lunga molto migliori dei tuoi. Piccoli Cannibali crescono, anche dentro casa Ford, evvai!
JF Sono già cresciuti, e senza mai ascoltare i tuoi dischi depressi!

9. Le luci della centrale elettrica “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008)
CK Un cantautore italiano, ma non è nella lista di Mr. Ford bensì nella mia! Cose folli succedono nelle Blog Wars ed ecco qua che all’ultimo ti pianto la zampata e pure un pugno nello stomaco, visto che so che il Vasco Brondi alias Le luci della centrale elettrica è uno dei pochi cantautori uomini al mondo a non piacerti.
Forse perché è giovane, forse perché ha un linguaggio nuovo, fresco, che attraverso parole molto visive riesce a fotografare il mondo di oggi attraverso scenari da apocalisse urbana: che poi è proprio quello che è, il mondo di oggi. O forse non ti piace semplicemente perché è amato dai blogger e dal popolo indie e quindi tu per partito preso l’hai bollato come radical-chic, senza mai nemmeno aver sentito una nota. Ma d’altra parte te prima di ascoltare un disco devi sapere qual è il suo pubblico e conoscere vita morte e miracoli dell’autore. E allora ti dirò che, almeno dalle interviste che ho letto, lui sembra sbattersene alla grande del radical-chicchismo che lo circonda e preferisce fuggire dall’hype di Milano per rifugiarsi nella sua Ferrara. Dopo di questa, che dici, ti sta più simpatico oppure la sua è solo tutta una mossa per risultare ancora più radical-chic?
In ogni caso, che si accendano le luci della centrale elettrica e si spengano quelle su di te, Mr. Ford!
JF Brondi ho avuto la sfortuna di vederlo dal vivo esibirsi sul mio posto di lavoro, e ti assicuro che più radical chic di lui ci sono soltanto quegli scoppiati dei Baustelle.
Ad ogni modo, questo è proprio quel tipo di musica che genera mostri dalla puzza sotto il naso della peggior specie, di quelli che comprano due dischi che vanno di moda e si credono i nuovi dei in terra della critica musicale.
Allora sai che ti dico? Prendo un altro esponente del genere, Manuel Agnelli detto anche Piton, e ti dedico un featuring di tutto rispetto, così puoi cantarlo al tuo amico Vasco "ammazziamo la vita" Brondi.

SUI BRONDI D'OGGI CI SCATARRO SU (Agnelli featuring Mr. Ford)
colletto bianco va
commuove l'onestà
trovato alternativo votato martire
cambia l'acconciatura da bravo metrosexual
che ti cambia il cuore
giocati l'anfibietto in tinta
ti fa far l'amore

ridai i soldi al tuo papà
ridai i soldi al tuo papà
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro

come pararsi il culo
con "il successo non m'interessa mica"
concerto al centro sociale
poi di corsa nell'attico a scoparsi una fica

l'alternativo è il tuo papà
l'alternativo è il tuo papà
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro

come pararsi il culo
con "il successo non m'interessa mica"
concerto al centro sociale
poi di corsa nell'attico a scoparsi una fica

l'alternativo è il tuo papà
l'alternativo è il tuo papà
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro
sui brondi d'oggi ci scatarro su
sui brondi d'oggi ci scatarro

CK Innanzitutto: grandissimi Baustelle e grande pure Manuel Agnelli, che tu tra l'altro non puoi far altro che omaggiare, un po' come me con il tuo stanco rap che ci propinerai domani.
Comunque ecco finalmente scoperto il tuo odio nei confronti dei radical-chic: ti sei presentato da Vasco Brondi come una groupie in calore, gli hai chiesto un autografo sul tuo zainetto Invicta anni '90, lui non ti ha cagato manco di striscio e allora lui e tutti quelli che lo seguono sono diventati degli snob con la puzza sotto il naso. Ma guarda che magari semplicemente non ti ha visto. Il mondo mica gira intorno a te, solito Ford megalomane!
JF Tra noi il megalomane sei certamente e soltanto tu, caro Cannibale!
A Brondi non mi sono neppure troppo avvicinato, altrimenti rischiavo di dargli un sacco di botte!
Agnelli è un altro cazzone che prima o poi una bella ripassata a bottigliate se la prenderà, anche se negli anni ha imparato a stare al suo posto. Ho usato la sua canzone solo per non scriverne una io, e diventare troppo volgare. ;)


10. Gorillaz “Gorillaz” (2001)
CK Disco assolutissimamente simpaticissimo e divertentissimo, alla faccissima tua che sostieni la teoria che noi cannibalissimi siamo solo degli inguaribili depressissimi. Messa da parte la rabbia e il disagio adolescenziali degli anni ’90 e non avendo inserito artisti suicidi nella mia lista, a cosa ti appiglierai questa volta Ford?
Quanto ai Gorillaz, hanno rappresentato una piccola rivoluzione: sono stati la vera prima band a cartoni (Bee Hive esclusi ahahah) e a livello di suono Damon Albarn dei Blur ha messo il suo gusto pop e indie-rock al servizio di un mix tra musica elettronica, hip-hop e rap, creando qualcosa di nuovo e originale che ha influenzato profondamente i miei gusti musicali in quest’ultimo decennio.
Ora mi unisco ai Gorillaz, caro Clint Eastwood, e mi calo nella rap battle finale con più convinzione di Eminem in 8 Mile.

“Su le mani”
Say: “Kiiid”
KIIIIID
Say: “Kid Kid”
KIIIID KIIIID
Say: “Fooord”
MEEEERD
Say: “Ford Ford”
MEEERD MEEERD

Su le mani, su le mani per MC Cannibal Kid
non capisci le mie rime perché sono troppo speed
non ti piaccio? me ne sbatto, tu pure me fai schif
sono un hacker motherfucker ti fotto anche il RID

Ciao, io sono Cannibal
yeah! sono un incredible radical
oh mio odiato freak
manco un poco chic
sei uno scherzo della natura kitsch
i tuoi dischi nel cesso fanno splash

Altrochè un bambino
yo son più pericoloso dei bastardi di Tarantino
sono un provocatore peggio di Von Trier
quindi al rogo tu, Kid Rock e Schwarzenegger
Meglio forever adolescente
che Mr. Ford incontinente
occhio non vede cuore non sente
ma il tuo non batte più per niente

Perché ti tiro giù di scosse
più dei 99 Posse
yo valgo 2 2Pac,
3 o 4 Beck
tu manco mezzo Nek
te magno come speck
to the 80s and back
salutami Hello Spank!

Su le mani, su le mani per MC Cannibal Kid
non capisci le mie rime perché sono troppo speed
non ti piaccio? me ne sbatto, tu pure me fai schif
sono un hacker motherfucker ti fotto anche il RID

Ford, con questa sfida di te ho capito tante cose
la maggior parte di queste son davvero spaventose:
sei guerrafondaio, misogino e pure repubblicano
tra un po’ scopriamo che manco sei un essere umano

Preferisco chi fa del male a se stesso col suicidio
che dei coglioni che bombardano per un litigio
io le guerre le combatto solo con le parole
tu sai già dove puoi infilarti le tue pistole

Hey Mr. Beaver, tanto le prendi pure da Justin Bieber
anche se sei nato prima di Saturday Night Fever
Io con i miei dischi: per sempre Peter Pan
tu con i tuoi gusti: 70 anni di galera con Strauss-Kahn

È per te ora di levare le tende
ma tieni pure su le mutande
mentre il mio nuovo rap ti stende
dagli Appennini fino alle Ande
Yo sarò anche sbarbi
ma tu floppi peggio di Sgarbi
tu sei pane & salame?
ma io ti sparo addosso solo letame

Su le mani, su le mani per MC Cannibal Kid
non capisci le mie rime perché sono troppo speed
non ti piaccio? me ne sbatto, tu pure me fai schif
sono un hacker motherfucker ti fotto anche il RID

Babau che mi dai sempre del teen
bau bau abbai ma non mordi Rin Tin Tin
ti credi born in the U.S.A. come Springsteen
ma farai la fine di Osama Laden Bin

Giù le mani giù le mani per Mister James Ford
io adesso me ne schizzo via su una Focus Ford
mentre tu sei fuori focus e pure alle cord
ma lo sai che sei testardo come un mulo?
moh ora vedi d’annartene affan…

JF Non mi stupisco affatto della presenza dei Gorillaz nella tua lista.
Innanzitutto perchè leggo quello che scrivi, e quindi sapevo che, con Albarn di mezzo, non avresti certo passato il giro, e poi perchè il mio continuo sbattermi per toglierti da quelle paludi di depressione in cui ami infilarti sta finalmente cominciando a dare le prime soddisfazioni.
Inoltre, questo album è anche nella mia lista. Quindi certo non parlerò male di una band "a cartoni" che, peraltro, stuzzica la mia passione per le maschere.
Al tuo rap floscio e moscio, invece, risponderò domani, proprio sulle note di Clint Eastwood, che guideranno la mia lista al fulmicotone.

A domani con la lista di Mr. Ford. Niente di eccezionale, però passate comunque a dare un’occhiata…

sabato 19 marzo 2011

Strokazz*

(il titolo del post mi è stato suggerito in sogno da Laura Palmer)


La questione è di quelle toste. Perlomeno parlando di questioni poi non così serie come nucleare, guerre o terremoti. La questione tosta ma poi non così tanto è la seguente: le band musicali devono cercare di evolversi e proporre qualcosa di nuovo e differente oppure, quando non ne sono in grado, dovrebbero semplicemente limitarsi a fare ciò che sanno fare meglio?
L’atroce dilemma se lo pongono tutti i gruppi (e pure i loro fan) con ormai un discreto passato alle spalle; abbiamo visto ad esempio nelle ultime settimane come i Radiohead proseguano nel loro percorso di ricerca, pur all’interno di coordinate elettroniche già esplorate ma in continua evoluzione, e di come invece i R.E.M. rimangano fermi a fare la stessa musica, rischiando di autoclonarsi ma allo stesso tempo fornendo comunque il loro sempre più che gradito contributo alle nostre orecchie. E gli Strokes, giunti dopo una lunga pausa al loro quarto album, cos’hanno deciso di fare?

10 anni passati da Is This It, uno degli ultimi album rock’n’roll davvero decisivi per le sorti della musica mondiale. All’epoca gli Strokes l’avevano definito un vero e proprio greatest hits della band, più che un semplice disco d’esordio. Guardando alla loro carriera successiva possiamo dire che l’affermazione non si discostava affatto dal vero, visto che il meglio della loro intera produzione anche futura era già (quasi) tutto contenuto in quel disco. L’album numero due Room on fire si faceva infatti ascoltare che era un piacere, ma fondamentalmente era una replica (riuscita) dell’esordio. Il disco numero tre invece non mi aveva convinto più che altro per i suoni e per la produzione troppo ricercata, quando la loro arma migliore è sempre stata quella di fare un rock’n’roll grezzo e senza troppi orpelli. Peccato, perché le canzoni c’erano anche, basti ascoltare la splendida “I’ll try anything once” usata in Somewhere di Sofia Coppola, che altro non era se non la versione demo di “You only live once”.

Dopo di ché i newyorkcity cops si sono presi una lunga pausa per dedicarsi a una serie di progetti solisti tutti piuttosto riusciti ma anche tutti piuttosto dimenticabili. Il cantante Julian Casablancas ha pubblicato l’anno scorso un disco confuso eppure a tratti irresistibilmente 80s; il chitarrista Albert Hammond Jr. ha fatto uscire in proprio un paio di dischi solisti con dentro qualche perla non male; l’altro chitarrista Nick Valensi ha suonato con Sia e Regina Spektor; il bassista Nikolai Fraiture fa parte dei validi Nickel Eye; il batterista Fabrizio Moretti infine ha fondato il gradevole side-project Little Joy e s’è mollato con Drew Barrymore. Ma veniamo al qui e ora.

The Strokes “Angles”
Genere: rock’n’roll
Provenienza: NYC, USA
Se ti piace ascolta anche: Vaccines, Arctic Monkeys, Julian Casablancas, Albert Hammond Jr., Little Joy, Nickel Eye
Pezzi cult: “Taken for a fool”, “Life is simple in the moonlight”

Fatto sta che dopo tutte le cose sopra elencate i fantastici 5 si sono ricordati di avere pure una band insieme e quindi ha dato ora alle stampe questo nuovo “Angles”, in cui ogni membro sembra però starsene nel suo angolo anziché andare al centro del ring a confrontarsi e combattere insieme agli altri. Quello che ne è uscito è un lavoro che a tratti prova la via di un ritorno alle origini con risultati piuttosto buoni e a tratti prova invece nuove direzioni, con risultati già più discutibili.
Il meglio arriva quindi quando gli Strokes fanno gli Strokes. Sebbene nei numeri più rock manchi la stessa freschezza, irreplicabile, del primo disco, qualche numero gli si avvicina: la fantastica e poppy “Taken for a fool”, l’emozionante “Games” o il primo singolo “Under cover of darkness”, grazie a quelle sue aperture malinconiche e a un assolo di chitarra da favola (e io di solito odio gli assoli di chitarra).


I numeri meno Strokes invece mi fanno storcere un po’ il naso e la sensazione è che la colpa non sia tanto del mio naso, sempre ben disposto nei confronti dei gruppi che vogliono prendersi dei rischi, quanto piuttosto di una band fatta di 5 unità separate e non comunicanti tra loro, con ognuna che se ne va a spasso per conto suo. Un’ipotesi confermata dal fatto che Julian ha cantato le sue parti in uno studio a parte e anche gli altri membri hanno spesso lavorato da soli. Quello che infatti ne è uscito non è certo il suono di una band unita (e il video di “Under Cover of Darkness” è molto emblematico in tal senso).
Tra le song meno azzeccate c’è una “Metabolism” molto lagnosa e francamente evitabile, mentre “You’re so right” è il numero ipnotico Strokes meets Radiohead, con voci sovrapposte che sembra di sentire Thom Yorke ubriaco con sotto una chitarrina molto Jonny Greenwood. Peccato che non siano i Radiohead.
Alti e bassi, quindi, ma qualche pezzone ce lo portiamo comunque a casa, come nelle atmosfere Strokes-congeniali della ballad “Life is simple in the Moonlight” che chiude l’album lasciandoci con un buon odore addosso. La puzza di sudore dei primi bei tempi però se n’è andata e adesso lasciano più che altro una scia di profumo francese. Non proprio la cosa più rock’n’roll del mondo, ma nemmeno una cosa per cui lamentarsi troppo.
(voto 6/7)

venerdì 4 marzo 2011

Videorama (Carmen Consoli, Strokes, Arctic Monkeys, Jennifer Lopez)

Carmen in versione bunga bunga?
Qualcosa del genere capita nel suo nuovo video...


Gli Strokes nella clip di "Under Cover of Darkness" sono molto eleganti ma anche un pochino ingessati. Che si stiano preparando per Sanremo?


Un nuovo misterioso video è emerso dallo zoo degli Arctic Monkeys. Dovrebbe essere il primo assaggio dal loro prossimo album previsto per l'estate, ma non c'è ancora nulla di confermato.


Hip-hop fan? Vi è piaciuto Inception?
Se la risposta ad almeno una delle 2 domande è un yes guardatevi il brand new video del rapper Lil Wayne molto Nolan style


Chiudiamo in bruttezza con il nuovo video di Jennifer Lopez. Chi avrà letto il post precedente saprà del mio odio nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con il latino-americano, mentre il mio odio anti J.Lo era cosa risaputa già da lunga data. Se a ciò aggiungete la partecipazione di Pitbull (uno dei rapper-cani che hanno stufato più in fretta nella storia della musica) e soprattutto che il suo ultimo pezzo è una rivisitazione moderna (oddio, mica tanto moderna) della Lambada (quella merda della Lambada, aggiungerei), avrete ottenuto un autorevole candidato a titolo di pezzo per me più insopportabile dell'anno (per adesso se la gioca con "Amanda è libera" di Al Bano).

giovedì 10 febbraio 2011

Undercovers

Rock and Roll is back!
"Under Cover of Darkness", la nuova canzone degli Strokes, anzi diciamo The Strokes che se no si incazzano, si può scaricare gratuitamente dal loro sito. Un ritorno alle sonorità del primo album uscito ormai una decina d'anni fa.

Fate in fretta, c'è tempo giusto un paio di giorni. Vabbé poi si potrà scaricare nei soliti altri modi, però finché si può farlo con l'approvazione dei diretti interessati, perché non approfittarne?

venerdì 7 gennaio 2011

I miei film dell'anno 2010 - n. 17 Somewhere

Somewhere
(USA)
Regia: Sofia Coppola
Cast: Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Michelle Monaghan, Laura Chiatti, Giorgia Surina, Simona Ventura, Nino Frassica, Valeria Marini
Genere: la dura vita di un divo hollywoodiano
Se ti piace guarda anche: Lost in translation, Il giardino delle vergini suicide, Marie Antoinette, The kids are all right, Tra le nuvole, A single man

Trama semiseria
La vita fa schifo anche se sei Johnny Marco, uno dei più idolatrati idoli di Hollywood. Sì, sei ricco, sei famoso, ti scopi tutte le fighe che vuoi, ricevi Telegatti (vabbè, questa non è poi una gran cosa), però puoi comunque essere depresso e tutto può sembrarti senza senso. Certo, nel mondo ci sono persone che, poverine, stanno peggio di lui, però se Sofia Coppola ci chiede di dispiacerci per un personaggio del genere, allora facciamo lo sforzo.
E comunque non avrei mai pensato di inserire in una mia lista di film dell'anno una pellicola con Simona Ventura, Nino Frassica e Valeriona Marini, ma -hey- evviva le sorprese!

Pregi: subito subito mentre lo guardi hai come l’impressione che non succeda un granché, eppure a giorni di distanza ti rimane dentro, tra le cose da ricordare con piacere dell’ultima annata cinematografica
Difetti: è vero, in questo film non succede nulla. Ma in fondo chissenefrega

Attore cult: Stephen Dorff, perfetto nella parte dell’attore apatico
Scena cult: Stephen Dorff e la figlia Elle Fanning in piscina, forse il momento cinematografico più bello degli ultimi 12 mesi
Canzone cult: “I’ll try anything once” degli Strokes nella sopracitata sequenza

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