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sabato 18 luglio 2015

Inferno, e ho detto tutto





La solita commedia - Inferno
(Italia 2015)
Regia: Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio, Martino Ferro
Sceneggiatura: Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio
Cast: Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio, Tea Falco, Gianmarco Tognazzi, Marco Foschi, Giordano De Plano
Genere: infernale
Se ti piace guarda anche: I soliti idioti

Nel mezzo del cammin di mostra vita,
mi ritrovai per una pellicola oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Molto smarrita. E sì che a me il Nongio garbava parecchio, in passato. In quell'epoca in cui su Mtv oltre a lui c'era l'idolo Andrea Pezzi, il faro esistenziale Massimo Coppola, Camila Raznovich con quella sua fronte enorme, Giorgia Surina che faceva... boh, non so cosa, però lo faceva bene, Marco Maccarini con sulla testa la versione bionda della parrucca di Gullit, Kris & Kris Kristo Santo che bone, senza menzionare i video musicali. Ebbene sì. Una volta, su Mtv passavano i video musicali. Non ci credete, vero?
Quelli erano i bei tempi di Mtv, non come adesso dove ci sono 25 ore su 24 programmi reality finto documentaristici che fanno schifo. Non mi riferisco tanto a quelli di produzione americana, che sono in fondo ancora ancora guardabili, ma a quelli italiani. Passi Teen Mom, ma 16 anni e incinta - Italia è una roba allucinante. E il nuovo programma che trasmettono adesso nel preserale, Surfers, che merdaccia è? E cosa c'azzeccano con il surf 'sti 3 tizi che sembrano usciti da una pubblicità della Tim Tribù?

venerdì 27 marzo 2015

1992, L'ANNO E LA SERIE DEI CRAXY DAYS





1992
(serie tv, stagione 1, episodi 1-2, Italia 2015)
Reti italiane: Sky Atlantic, Sky Cinema 1
Nata da un'idea di: Stefano Accorsi
Regia: Giuseppe Gagliardi
Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Cast: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Domenico Diele, Guido Caprino, Tea Falco, Alessandro Roja, Eros Galbiati, Antonio Gerardi, Pietro Ragusa, Silvia Degrandi, Bebo Storti
Genere: internazional-popolare
Se ti piace guarda anche: Romanzo di una strage, House of Cards, Gomorra - La serie

Voi cosa facevate, nel 1992?
Io non so bene cosa facevo, ma so cosa non facevo: all'epoca non ero tra gli indagati di Tangentopoli. Il motivo?
Avevo appena 10 anni. Ero ancora troppo giovane per avere processi a carico.

Cosa stava facendo Stefano Accorsi, nel 1992?
Era alle sue primissime esperienze recitative, ma ancora non lo conosceva nessuno. Soltanto l'anno dopo sarebbe entrato nell'immaginario collettivo nazionale grazie al mitico “Du gust is megl che uan” dello spot Maxibon.

martedì 17 giugno 2014

SOTTO UNA BUONA STELLA, LA GRANDE BELLEZZA DE VERDONE





Sotto una buona stella
(Italia 2014)
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta, Maruska Albertazzi
Cast: Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio, Simon Blackhall, Alex Infascelli
Genere: merdino verdino
Se ti piace guarda anche: Io, loro e Lara, Posti in piedi in paradiso

Io non ce la faccio a volergli male, al Carletto Verdone. E sì che il suo ultimo film avrebbe tutte le carte in regola per farmi girare le palle alla grande. È buonista. Ha un finale terrificante. È corredato da un’insopportabile, continua e moralistica voce fuori campo. È girato male. Proprio male. Non che Verdone sia mai stato un fenomeno dietro la macchina da presa, ma qui siamo a livelli da fiction Rai o Mediaset. Idem per quanto riguarda la recitazione. Tea Falco, già ammirata nel caruccio Io e te di Bernardo Bertolucci, è tanto bella quanto incapace di esprimere emozioni che non siano quelle di un generale scazzo e disprezzo nei confronti dell’umanità tutta. E mi piace, per questo. Vorrei fosse la madre dei miei figli, per questo. Però recitare anche no, eh. Lorenzo Richelmy, qui alle prese con uno stereotipatissimo ruolo da tormentato ggiovane che si crede un artistone quando invece canta delle canzoncine degne di Matteo Branciamore, è la versione al maschile della Falco. Anche lui costantemente scazzato. A risollevare il tutto ci pensa allora l’arrivo di Paola Cortellesi, non fenomenale, la sua recitazione è molto da scenetta di Mai dire gol più che cinematografica, ma se non altro il suo personaggio contribuisce a rianimare la situazione.

"Ma la smetti di suonare 'ste canzoncine demmerda? Sei peggio di Alex Britti!"
La prima parte del film fa davvero temere il peggio. Carlo Verdone è alle prese con il suo solito ruolo da divorziato che frequenta una donna più giovane, ovviamente molto superficiale, e una volta che la sua ex moglie muore e lui resta a spasso senza un lavoro, visto che il suo capo ha fatto dei truschini loschi perché in Italia tutti fanno truschini loschi tranne Verdone, si ritrova a vivere con i suoi figli, che ovviamente non aveva mai cagato prima. Il classico Verdone alle prese con il tema della crisi economica, roba già vista nei suoi precedenti Io, loro e Lara e Posti in piedi in Paradiso, con la differenza che nel primo doveva vivere con quella zoccola di Laura Chiatti… cioè intendevo dire Lara, nel secondo conviveva con un paio di suoi coetanei, mentre qui con i figli e pure con la nipotina. Questo fino al citato arrivo della Cortellesi che, tra una parlata rumena e le sue faccette buffe, riesce a regalare qualche momento simpatico a una pellicola fino ad allora piuttosto deprimente per essere una commedia. Da qui in poi tutto procede sempre in maniera prevedibile, ovvia love story tra Verdone e la Cortellesi compresa, ma se non altro si ride qua e là. Niente risate fragorose, per carità, eppure io a guardare le gag del Carletto, per quanto abusate e in odore di deja vu, non ce la faccio a trattenere il sorriso.
Di alcuni siparietti pseudo comici avrei comunque fatto volentieri a meno persino io. Ad esempio la scena dei finti orgasmi, che sembra una versione poraccia di Harry ti presento Sally. Oppure la scena del pitone, che pare giusto un pretesto per dare un lavoro al povero Alex Infascelli, enfant prodige del cinema pulp italiano a inizio anni Duemila (di cui però stranamente non ho mai visto alcun film), negli ultimi tempi caduto in disgrazia e finito a fare il cameriere. Non che sia una disgrazia fare il cameriere, però diciamo che partecipare alla notte degli Oscar come è riuscito a fare quest'anno il Carletto è un’altra cosa.

"Se il prossimo film va male, c'ho un futuro a Ballando con le stelle assicurato."
Se la componente comica funziona a corrente alternata, con tanti blackout e qualche raro momento di luce, la parte più interessante è rappresentata dalla visione di Verdone di Roma e più in generale dell’Italia attuale. Anche in questo caso le buone intenzioni del regista, attore e sceneggiatore restano appunto intenzioni e il suo pensiero viene snocciolato attraverso un uso eccessivo della voce off, con cui il Carletto esprime in maniera banale una serie di concetti ampiamente noti. Noti, ma che comunque non fa male ribadire, come il fatto che i giovani d’oggi, per quanto creativi, non riescano a trovare spazio in un paese per vecchi e siano costretti a fuggire via. Per colpa proprio della generazione del regista, che se ne assume le responsabilità.
A tratti questo Sotto una buona stella sembra quasi una versione verdoniana de La grande bellezza, peccato che Verdone all’amico Paolo Sorrentino non abbia rubato manco mezza ripresa decente. In mezzo al rapporto padre/figli e alla storiella d’amicizia/amore con la Cortellesi, Verdone infila qualche critica ai radical-chic de Roma, tra un’audizione musicale grottesca e una lettura di poesie che sembra una scena scartata proprio da La grande bellezza. I link con il film di Sorrentino finiscono qui e per il resto tutto procede in maniera liscia, senza scossoni.
Verdone è allora lontano dai suoi film migliori, la brillantezza di un tempo è giusto un ricordo, ormai più che un Verdone è diventato un Verdino (non ho detto Merdino), ma se non altro Sotto una buona stella mi ha lasciato un’impressione migliore rispetto al precedente Posti in piedi in paradiso.
Detto diversamente: Sotto una buona stella è un film demmerda, però non mi è dispiaciuto. Sarà perché io proprio nun gna faccio a odià er Carlè, li mortacci sua!
(voto 5,5/10)

lunedì 25 marzo 2013

IO E TE TRE METRI SOTTO IL SUOLO

Io e te
(Italia 2012)
Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano, Bernardo Bertolucci
Cast: Jacopo Olmo Antinori, Tea Falco, Sonia Bergamasco
Genere: voglio andare a vivere in cantina
Se ti piace guarda anche: Come te nessuno mai, Io ballo da sola, The Dreamers

Il problema del cinema italiano…
Mi correggo subito: uno tra i tanti problemi del cinema italiano è il mancato ricambio generazionale. Caratteristica che d’altra parte permea tutta la società italiota. Se una pellicola adolescenziale, tra l’altro una delle migliori pellicole adolescenziali italiani recenti, deve venirla a girare un regista classe 1941, per risparmiarvi i calcoli significa che ha 72 anni, non siamo messi tanto bene.
Bernardo Bertolucci completa la sua specie di trilogia adolescenziale composta da Io ballo da sola e The Dreamers - I sognatori con Io e te, un film piccolo e semplice che racconta una storia piccola e semplice, liberamente ispirata dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, scrittore della generazione cannibale che ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura.

"Oddio, che mal di pancia!"
Breve bignami delle esperienze ammanitiane al cinema: il suo buon esordio letterario Branchie è stato trasformato in un pessimo film con Gianluca Grignani (!), ma ancor prima il suo racconto L’ultimo Capodanno dell’umanità è stato trasposto al cinema da Marco Risi con una pellicola intitolata semplicemente L’ultimo capodanno. Quindi Io non ho paura è stato reso in maniera convincente da Gabriele Salvatores e lo stesso Salvatores ha realizzato anche Come Dio comanda con Filippo Timi, a mio avviso il migliore tra i suoi adattamenti filmici. Fine del breve bignami delle esperienze ammanitiane al cinema.

Dicevamo, o meglio dicevo che è una storia piccola e semplice, e intima oserei aggiungere: Lorenzo è un ragazzino di 14 anni che deve andare in gita con la scuola in settimana bianca però che palle, non c’ha voglia di andare e così decide di farsi una settimana da solo indisturbato in cantina, all’insaputa della madre rompi e della scuola. E sapete cosa vi dico? Fa bene. Io con la scuola sono stato in gita a Barcellona ed è stato molto divertente, però, in generale, fanculo le gite scolastiche! Soprattutto la settimana bianca.
Il suo ritiro spirituale in cantina verrà però interrotto dall’irrompere casuale di una ragazza…
E qui già so cosa pensate. E lo so. Siete i soliti maliziosi. Eh eh, furbetti. Per di più considerando come il titolo del film sia il romanticissimo Io e te. E invece…

ATTENZIONE SPOILER
La ragazza che piomba in cantina è Olivia, la sua sorellastra. Stesso padre, diversa madre. Quindi niente tresca amorosa. Oppure ci sarà una tresca incestuosa?
Questo non ve lo dico. Tocca a voi scoprirlo, toccatelli lettori cannibali.

"Kid, ma come diavolo cucini?"
La cosa più piacevole di questa pellicola è la sua leggerezza, cosa che la rende una delle visioni italiane più intriganti e piacevoli degli ultimi tempi. Oddio, leggerezza sì, eppure il protagonista è bello pesantino. Il classico 14enne narciso, egotomane, incazzato con il mondo. Chissà chi mi ricorda? E pure Olivia è bella incasinata, da brava tossica che tenta di rehabilitarsi quale è. Visto che in rehab non ci vuole andare no no no, si fa una settimana di rehab nella cantina insieme al fratellastro. Risultato? I due legheranno, però non si tratta della solita ricongiunzione famigliare strappalacrime. Altro elemento che poteva scadere nel patetismo più patetico è il rapporto di Lorenzo con la nonna in punto di morte. Invece no. Nemmeno questo è stucchevole. Non più di tanto.

"Appunti per il futuro: non accettare mai più un invito a cena di Cannibal Kid."
Bernardo Bertolucci seduto sulla sua sedia a rotelle si diverte a guardare come da uno spioncino questi due ragazzetti, ragazzino lui, ragazza più adulta lei. Gioca con le riprese divertendosi come un regista esordiente. All’inizio aveva anche pensato di cimentarsi con il 3D ma poi ha pensato di lasciare ‘ste cagate a James Cameron e girare con la cara vecchia affidabile pellicola 35mm, anche perché per un film del genere il 3D non avrebbe avuto un gran senso.
La cosa ancora più bella di Bertolucci è però la fiducia che ripone nei giovani, merce rara di questi tempi in Italia, non solo a livello cinematografico. Non guarda ai ragazzi come a una minaccia, ma come a una risorsa. La pellicola si regge quasi interamente sui due giovani protagonisti, gli Io e te del titolo. Lorenzo è interpretato dal super esordiente Jacopo Olmo Antinori, uno che non era mai comparso prima da nessuna parte. Non ha mai nemmeno fatto un filmino con il cellulare. Prima assoluta su schermo. Questo Jacomo Olmo oltre al nome ha pure un volto particolare. Naturalmente è ancora acerbo e ha la faccia butterata dall’acne, fatto che lo rende perfetto per la parte. Farà strada, non farà strada? Questo non lo so.
Difficile pronosticare anche il futuro della protagonista femminile, Tea Falco, una Blake Lively terrona. Lei un’esperienza cinematografica ne I vicerè e una televisiva ne Il giovane Montalbano le ha fatte, ma è comunque una quasi esordiente pure lei. Segno che Bertolucci nel ricambio generazionale ci crede. Uno tra i pochi in Italia. Anziché prendere qualche raccomandato o qualche pirlone dai Cesaroni o da qualche fictionona del genere, ha preso due volti nuovi, belli freschi. Non attori fenomenali, ma potenziali talenti da plasmare.

Il film ambientato in canteena si allontana inoltre dalle solite storielle teen cui siamo abituati in Italia. Niente moccianate, deo gratias, mentre si viaggia più dalle parti della Nouvelle Vague, si veda l’omaggio finale a I quattrocento colpi di Truffaut. Nonostante questo, Io e te non sfugge del tutto al solito problema del nostro cinema: una sceneggiatura non così esaltante. I dialoghi non sono infarciti di banalità, e già di questo possiamo gioire, ma la vicenda più che semplice, è persino troppo esile. Fondamentalmente è la storia di un ragazzo solo che fa una settimana di chiodo da scuola, per allontanarsi da tutto e da tutti, e invece riesce ad avvicinarsi a qualcuno. A una ragazza sola.
(voto 7/10)


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