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lunedì 8 aprile 2013

IL GIORNO IN CUI LA THATCHER E’ MORTA


Margaret Thatcher (1925 – 2013)

Non tutti, nel Regno Unito e non solo, staranno a versare troppe lacrime per la Iron Lady

Hefner “The Day That Thatcher Dies”
We will laugh the day that Thatcher dies,
Even though we know it's not right,
We will dance and sing all night.

Ding dong, the witch is dead, which old witch?
The wicked witch.
Ding dong, the wicked witch is dead.


lunedì 13 febbraio 2012

The Iron Lady: Take That(cher), old biatch!

The Iron Lady
(UK, Francia 2011)
Regia: Phyllida Lloyd
Cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Alexandra Roach, Iain Glen, Harry Lloyd, Anthony Head
Genere: biopic
Se ti piace guarda anche: The Queen, Il discorso del re, J. Edgar

Ho visto The Iron Lady.
Però non c’ho voglia di scrivere un post su The Iron Lady.
È un film biografia sterile su un personaggio potenzialmente interessante. Margaret Thatcher è stata la prima e per ora unica Premier britannica donna, ha governato per 11 anni, dal 1979 al 1990, dominando (opprimendo?) praticamente la Gran Bretagna per l’intero decennio degli anni ’80, in maniera differente da quanto fatto da Reagan negli Usa o da Craxi in Italia, ma con effetti devastanti assai simili.
A dirla tutta non c’ho neanche voglia di parlare di politica. Primo: perché non credo di esserne tanto capace. Non che sia capace di scrivere con competenza di qualunque altro argomento, però almeno è più divertente. Mentre la politica è così triste. E questo è il secondo motivo per cui non voglio parlare di politica: è noiosa. Soprattutto ultimamente, soprattutto da quando non c’è più quel Silvio. Il giorno delle sue dimissioni ho festeggiato con champagne a fiumi e un bunga bunga party privato, però adesso… mi manca?
Sto davvero dicendo questo?
Mi manca B?
"Have you seen the ass of Pippa Middleton, Margaret?"
"What the fuck are you talking about, dwarf?"
Da quando non c’è più lui al Governo, i post dedicati da questo blog al mondo della politica e dintorni si sono infatti ridotti di una percentuale prossima al 100%. Giornali come Il Fatto quotidiano si sono messi a indagare sui segreti vaticani come un Dan Brown qualunque, passando da papi ai Papi. E i programmi politici? Esistono ancora? Se sì, non se li fila più nessuno. Santoro una volta era un evento, anche e soprattutto su Internet. Adesso il suo programma Servizio pubblico (si chiama così? qualcuno l’ha mai davvero visto?) fa quasi meno connessioni di Pensieri Cannibali…
Pensavo che l’Italia avesse toccato, raggiunto e superato il fondo durante il Governo B, e invece ora stiamo a un altro gradino. Non so se più alto, più basso, o proprio in un'altra scala, su un altro livello. Stiamo a un livello in cui la vita senza B è più triste della vita con B. Perché se alla politica italiana e ai conti pubblici B certo non manca, a tutto il teatrino che alla politica gira intorno invece sì.
Visto che oggigiorno è troppo noioso parlare di politica, anche perché con B non è che si parlava di vere questioni politiche, ma più che altro di puttane, non c’ho voglia di parlare di politica. Ricordo solo di come della Thatcher Berlusconi avesse detto a un giornale britannico: “Se fosse stata una bella gnocca (a great piece of pussy) me ne ricorderei”.





Per la serie: capi di stato che salutano folle inesistenti.
Mania passata da Berlusconi?
Anche il film The Iron Lady comunque non è che sprigioni tutta ‘sta voglia di parlarne. E infatti la politica rimane sullo sfondo. A questo punto, avrebbero fatto meglio a non parlarne del tutto. Le vicende dell’Inghilterra 80s sono infatti varie e complesse e la pellicola decide di affrontarle all’acceleratore. Non pensate a un film dai ritmi vertiginosi, solo a un film che invece di schiacciare il tasto “play”, schiaccia il “move forward” per farle andare veloci e in pratica non si capisce niente.
Il film è un viaggio nei ricordi e nei tormenti di una donna, prima ancora che di una politica.
Era impresa assai più facile tirarne fuori una pellicola interessante che non una robetta di qualità infima come questa, dove questioni come la guerra delle Isole Falkland o lo sciopero di protesta dei carcerati irlandesi (tema approfondito in Hunger di Steve McQueen con Michael Fassbender) sfilano via senza un minimo di attenzione, se ne parla giusto perché erano temi che non potevano essere ignorati, però è come se non fossero presenti. In pratica questo film più che assolvere alla funzione di libro di Storia, sembra un bignamino. Se uno però vuole saperne di più sull’Inghilterra anni ’80, meglio si rivolga altrove, insomma.

La scelta del film è allora quella di concentrarsi maggiormente sulla figura personale di Margaret Thatcher, andando a sviscerare l’anima di una donna che l’anima probabilmente manco sa cos’è. La pellicola prova a scavare sotto all’acciaio di cui è fatta la Iron Lady, per andare a scovare le sue manie di controllo, la sua voce stridula e odiosa, le sue ossessioni nei confronti del marito defunto. Un marito che rivive attraverso visioni. Detta così la vicenda potrebbe fare molto David Lynch, o almeno Dexter (quello della serie tv… Dexter appunto) quando parla con il padre, e invece finiscono per annegare in una serie di scenette patetiche da basso sceneggiato tv. Colpa di una regia sull’imbarazzante andante di Phyllida Lloyd, la regista di Mamma Mia! (film che avevo provato a vedere, ma dopo 10 minuti mi era venuta l’orticaria), una che già solo per avere un nome del genere dovrebbe essere condannata a vivere per l’eternità insieme alla simpaticissima Thatcher. Che poi la Thatcher da questo film non ne esce poi così male. Anzi, a tratti sembra persino che vogliano farla passare per un’eroina femminista. È vero che è riuscita a imporsi in un mondo politico all-male, glielo concediamo, però adesso volerla fare passare per una figura da ammirare, quasi una Santa, mi sembra parecchio generoso, per non dire vergognoso. Ma questo non sta a me dirlo, quanto a milioni di inglesi vissuti negli 80s thatcheriani.
La pellicola, almeno quello, rende anche i lati di una donna che era pure evil, pura malvagità, altroché Santa, ma tutto sommato il ritratto che ne esce è quello di una vecchina stralunata, conservatrice e molto old-fashion, però fondamentalmente innocua. Una vecchina suonata per cui provare se non simpatia almeno pena.
Bah.

L’interpretazione della Meryl Streep è impeccabile. Sebbene il suo eccessivo mimetismo e le sue smorfiette la rendano parecchio odiosa. Cosa efficace, visto che la Thatcher era, anzi è, odiosa. Però allo stesso tempo risulta un’interpretazione molto, troppo di maniera, lontana dalle migliori interpretazioni dell’attrice (che pure non amo particolarmente) e per nulla da Oscar. Secondo me per nulla da Oscar (anche se intanto ieri sera le ha già fruttato un BAFTA Award). Anche perché per una performance da Oscar non basta un’ottima attrice, ma serve anche una regia che riesca a valorizzarla a dovere. E non è questo il caso. Ho trovato invece di gran lunga più naturale l’intepretazione della giovane Thatcher (perché sì, pure lei tanto tempo fa in una galassia lontana lontana, è stata giovane) offerta dalla sconosciuta promettente emergente Alexandra Roach.

Comunque, considerando che di questo film manco volevo parlarne, l’ho fatto fin troppo. Non era nemmeno necessaria tutta questa spesa di parole, soprattutto in tempo di crisi. Perché alla fine si potrebbe riassumere il tutto dicendo: non guardatelo, risparmiatevelo pure. Su un personaggio così controverso, una donna molto amata (ma da chi?) e molto odiata (oh yeah!) come Margaret Thatcher, che ha segnato in profondità la storia recente inglese, si sarebbe potuta realizzare una pellicola potente come Il divo - British version. E una volta tanto, grazie Paolo Sorrentino!, posso usare l’Italia come termine di paragone positivo. Invece ciò che ne è uscito è un biopic di bassa qualità cinematografica, un biopic che sembra una versione di serie B di The Queen, che già non era un capolavoro ma almeno aveva una sua dignitè ed Helen Mirren offriva una performance davvero convincente.
Credo che un film del genere non piacerebbe nemmeno a Margaret Thatcher. Non perché ne esca in maniera negativa, semmai troppo positiva, ma perché è un film molle, senza carattere. Una cosa che a quella vecchia biatch della Margaret Thatcher, diamogliene atto, certo non mancava.
(voto 4/10)


Ma la Thatcher si avvaleva degli
stessi truccatori di Robert Pattinson
in Twilight?
Chiudo con una canzone del gruppo indie brit-pop Hefner, molto amorevolmente intitolata “The Day That Thatcher Dies” e che, tanto per dire di quanto la “wicked witch” sia amata nel Regno Unito, fa:

We will laugh the day that Thatcher dies,
even though we know it's not right,
we will dance and sing all night

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